
IVREA - Negli ultimi giorni si sono moltiplicate le segnalazioni di utenti e rappresentanti sindacali del Gtt su fenomeni di teppismo sui bus dell’area eporediese (come vi avevamo raccontato nel link che trovate sotto). Vere e proprie gang di ragazzini si sono rese responsabili di atti vandalici, prepotenze di vario genere e di comportamenti che vanno contro ogni regola di prevenzione e contenimento del Covid-19.
«Quanto sta accadendo è inaccettabile e vanifica il grande sforzo messo in campo per organizzare il sistema di trasporto su gomma in funzione della riapertura delle scuole superiori – commenta il presidente della commissione Trasporti, il consigliere del gruppo Lega, Mauro Fava –. Questi irresponsabili che salgono sui mezzi pubblici ammassandosi senza nemmeno indossare la mascherina non mettono solo a repentaglio la propria salute, ma anche quella degli altri utenti a bordo. Bisogna stroncare questi comportamenti incivili, tanto più pericolosi in questo periodo di forte innalzamento della curva dei contagi».
«Dobbiamo assolutamente intensificare i controlli, anche perché non possiamo lasciare gli autisti da soli a fronteggiare questi gruppi di irresponsabili – continua Fava –. Per questo, in accordo con l’assessore comunale alla Sicurezza e alla Mobilità, Giuliano Balzola, scriverò al Questore, al comandante della Compagnia Carabinieri e al comandante della Polizia municipale di Ivrea, per chiedere una serie di controlli a tappeto sui bus negli orari di entrata e uscita da scuola. Se non bastano tutti gli appelli e tutte le informazioni fornite da ogni mezzo di comunicazione sui rischi di contagio anche tra i giovani della variante inglese del Covid, allora è necessario intervenire con le sanzioni».
«Rivolgo un appello anche alle famiglie, perché insistano con i ragazzi sull’importanza di adottare le norme prescritte sul distanziamento e sull’uso delle mascherine per prevenire la diffusione del virus. Anche perché la variante inglese è più infettiva di quasi il 40% e colpisce in maniera molto più diffusa di prima i giovani tra 13 e 20 anni. Se non mettiamo in campo tutti gli sforzi per arginare i contagi, presto la continuazione della didattica in presenza sarà seriamente a rischio».








