
L'incontro «chiarificatore» con i giovani del Rebel Firm ci sarà. Elisabetta Ballurio, presidente del consiglio comunale di Ivrea, tira dritto anche se l'Anpi ha fatto sapere che a quell'incontro (scaturito dalla denuncia per apologia di fascismo presentata proprio contro le attività del gruppo di destra) non parteciperà. «Durante il Consiglio Comunale del 24 luglio dopo i fatti che conosciamo in merito al palo Lungo Dora ho ribadito il mio convinto antifascismo - dice la Ballurio - in quel frangente dissi al consiglio e ai presenti che chi inneggiava al fascismo dovesse avere il coraggio di farlo a volto scoperto perché la comunità avrebbe potuto dire tanto in proposito. Di li' devo dire che non ricevetti alcun riscontro di contrarietà alla mia proposta. Quello che è accaduto dopo è cronaca. Io mi scuso e lo faccio in modo pubblico e fermo per aver ferito le sensibilità di chi è contrario a questo incontro. Dopodiché io credo che ognuno debba fare la sua parte».
«Io credo che parlare con qualcuno non legittimi le sue idee. Neanche con qualcuno che si macchia di potenziali reati. Se fosse così allora aggiungo che ho legittimato anche omofobia perorando il confronto con chi portava avanti iniziative omofobiche. Ma allora perché lo faccio? Intanto perché in Consiglio ho detto che l'avrei fatto se qualcuno mi avesse chiesto il confronto e non amo i politici che dicono una cosa e poi ne fanno un'altra. Questi ragazzi raggiunti da una denuncia per apologia di fascismo hanno chiesto il confronto e io l'ho accordato, esattamente come settimane prima avevo condiviso avrei fatto in una sede istituzionale. E le cose quando le dico le prendo piuttosto seriamente. Ma soprattutto io invito tutti gli adulti coinvolti in questa discussione a riflettere su un fatto: l'età delle persone coinvolte. E questo prima di tutto il resto. Non credo li sia trattati con condiscendenza: hanno ricevuto una denuncia».
«Ma poi penso alle responsabilità di chi guida una comunità. La prima è il bene comune. E il bene più prezioso che abbiamo è la convivenza civile. E' quello che ci ha ridato proprio chi ha fatto la resistenza. Io preferisco prendermi il rischio e far mettere la faccia a chi superficialmente ha toccato argomenti di cui proprio l'incontro ribadirà dignità e spessore. Ma metterci la faccia significa accettare di essere dentro la società. E significa anche responsabilizzarsi davanti ai propri concittadini. Io come consigliere comunale mi occupo e preoccupo di prevenire quei fatti di cronaca che poi una comunità la lacerano. Faccio io una domanda ai politici e alle associazioni che mi hanno scritto. Come pensiamo di recuperare i ragazzi che sentono le sirene degli slogan di una società divisiva e violenta? Parliamo solo con chi queste sirene non le sentono? O magari ci parliamo dopo che la foga dei vent'anni ha fatto fare loro qualche grave stupidaggine a qualcuno e ci troveremo allora si' in sala consigliare a parlare del loro recupero e reinserimento nella società?».








