GOVERNO SENZA MAGGIORANZA - Draghi non ha i numeri: si va verso le elezioni anticipate? - VIDEO

ROMA - Il passaggio era molto stretto e infatti il governo Draghi è rimasto incastrato. Niente maggioranza per il premier che, a questo punto, è ormai ad un passo dal rimettere in via definitiva l'incarico nelle mani del Presidente della Repubblica. Dopo la crisi aperta dal Movimento 5 Stelle, oggi il (non) voto di fiducia al Senato ha certificato la spaccatura. Il centrodestra di governo, infatti, che aveva chiesto un Draghi bis senza il Movimento 5 Stelle, abbandona l'aula al momento del voto di fiducia.

A questo punto Draghi potrebbe salire al Colle e confermare le proprie dimissioni. In tal caso si andrà verso lo scioglimento delle camere. Circola già una data per le elezioni anticipate: il 2 ottobre. 

Draghi nel suo discorso in mattinata aveva richiamato all'unità: «In questi mesi, l’unità nazionale è stata la miglior garanzia della legittimità democratica di questo esecutivo e della sua efficacia. Ritengo che un Presidente del Consiglio che non si è mai presentato davanti agli elettori debba avere in Parlamento il sostegno più ampio possibile. Questo presupposto è ancora più importante in un contesto di emergenza, in cui il Governo deve prendere decisioni che incidono profondamente sulla vita degli italiani. L’amplissimo consenso di cui il Governo ha goduto in Parlamento ha permesso di avere quella “tempestività” nelle decisioni che il Presidente della Repubblica aveva richiesto. A lungo le forze della maggioranza hanno saputo mettere da parte le divisioni e convergere con senso dello Stato e generosità verso interventi rapidi ed efficaci, per il bene di tutti i cittadini».

«Purtroppo, con il passare dei mesi, a questa domanda di coesione che arrivava dai cittadini le forze politiche hanno opposto un crescente desiderio di distinguo e divisione. Come ho detto in Consiglio dei Ministri, il voto di giovedì scorso ha certificato la fine del patto di fiducia che ha tenuto insieme questa maggioranza. Non votare la fiducia a un governo di cui si fa parte è un gesto politico chiaro, che ha un significato evidente. Non è possibile ignorarlo, perché equivarrebbe a ignorare il Parlamento. L’unica strada, se vogliamo ancora restare insieme, è ricostruire da capo questo patto, con coraggio, altruismo, credibilità».