FORNO - Profughi: Anpi chiede consiglio comunale aperto

Un consiglio comunale aperto per discutere del possibile arrivo dei profughi. Lo chiede l’Anpi di Forno Canavese al sindaco Beppe Boggia per spiegare ai cittadini la reale situazione della vicenda profughi, ammesso che prima o poi una dozzina di migranti arriverà in paese, dove un privato ha messo a disposizione un edificio di sua proprietà. «E’ il momento di fare chiarezza – dice Giovanna Moretto, presidente dell’Anpi – per questo abbiamo formalizzato la richiesta al primo cittadino. Un incontro pubblico servirà a placare gli animi e a definire concretamente la situazione».

All’associazione dei partigiani non sono piaciute alcune esternazioni del gruppo di minoranza che, la scorsa settimana, ha lanciato l’allarme: «Qui ci si dimentica che molti stranieri combatterono per noi nella battaglia del monte Soglio e molti fornesi hanno visto partire i propri parenti verso altri paesi. Bisogna moderare i termini per evitare di fare dell’allarmismo inutile». Secondo l’Anpi, comunque, Forno non è un paese in subbuglio per il possibile arrivo dei profughi: «Credo che sapremo gestire la meglio questa situazione così come abbiamo fatto con i tanti giovani che sono venuti a lavorare qui negli anni scorsi. Purtroppo alcune prese di posizione sono pericolose e razziste. Non è colpa dei migranti se sono stati costretti a scappare dai rispettivi paesi».

Intanto i consiglieri di minoranza di Forno, Rivara e Rocca, sempre sul tema profughi, hanno presentato nei rispettivi Comuni e all'Unione il testo di una mozione che impegna sindaci e presidente del nuovo ente montano, all'arrivo dei migranti, a «dare pubblica comunicazione circa il modo in cui intendano organizzarsi per garantire il mantenimento delle esigenze di igiene, dignità minima delle condizioni di vita, ordine e sicurezza pubblica ed evitare impatti eccessivamente problematici sul tessuto sociale dei Comuni. Dare pubblica comunicazione delle associazioni che saranno coinvolte e del possibile coinvolgimento di queste persone in piccoli lavori socialmente utili alla collettività». Anche le minoranze chiedono un incontro pubblico, «nei Comuni di volta in volta coinvolti negli arrivi dei migranti, durante i quali i soggetti arrivati potranno presentarsi ai cittadini e spiegare le motivazioni che li hanno costretti a lasciare i loro paesi d'origine».