
Dopo sei anni di polemiche (tanti ne sono passati dall'annuncio del progetto all'ultimazione degli edifici) l'Atc ha comunicato al Comune di Forno la graduatoria di assegnazione dei dieci alloggi di edilizia popolare appena realizzati di fronte al cimitero del paese. Quelli che, per intenderci, «decisero» le elezioni amministrative di cinque anni fa. Dei dieci assegnatari, sei sono stranieri. La graduatoria è già stata rivista una volta dal momento che il primo tentativo ha generato una serie di ricorsi. «Anche l'attuale elenco è ancora provvisorio - dice il sindaco di Forno, Beppe Boggia - nel senso che gli assegnatari possono sempre rinunciare». Così è stato, ad esempio, per un paio di famiglie che, nel frattempo, hanno trovato un'altra sistemazione altrove.
Sulla percentuale di stranieri che andranno a beneficiare dell'alloggo, il sindaco giustamente puntualizza che il 60-40 è «Una media che ricalca quella degli altri Comuni della zona». La conferma è arrivata pochi mesi fa quando l'Atc ha assegnato altri alloggi popolari a Rivara. «Sono certo che non ci saranno problemi nella gestione di quella palazzina» aggiunge fiducioso il sindaco. Difficile dire quando gli inquilini prenderanno possesso delle abitazioni. L’Atc, in merito, non ha ancora comunicato nulla all'amministrazione comunale.
Le case popolari di Forno, tra l’altro, sono anche finite nel mirino dell’inchiesta che, due mesi fa, ha azzerato il consiglio di amministrazione dell’Atc. Secondo l'accusa i soggetti affidavano a ditte private i lavori di manutenzione che avrebbero dovuto realizzare loro nelle case Atc. Per non farsi scoprire avrebbero compilato falsi certificati di avanzamento dei lavori. Con il direttore generale dell'Atc, Marco Buronzo, a marzo è finito in manette anche Carlo Liberati, il direttore di Manet, la società di Atc che avrebbe dovuto svolgere i lavori. Ai domiciliari i funzionari Paolo Gallo, Antonietta Cavaliere, Luigina Carere, Sebastiano Ciavarella, Benedetto Bavaro, Michele Rosato, Antonio Gullì, Giovanna Mautino. Alcuni di loro avevano direttamente seguito i cantieri di Forno. Devono rispondere di falsità ideologica in atti pubblici.








