
Chiuse le indagini sulle firme false alle ultime elezioni regionali. La procura chiederà probabilmente il rinvio a giudizio di 11 persone, accusate a vario titolo di aver falsificato le firme nei dei moduli di presentazione delle liste del centrosinistra. Tra gli indagati figurano due consiglieri regionali, Daniele Valle del Pd e Marco Grimaldi di Sel, gli ex consiglieri provinciali Pd Pasquale Valente e Davide Fazzone, il presidente della circoscrizione 5 di Torino Rocco Florio e, soprattutto, due dipendenti del Pd: Cristina Rolando di Rivarolo Canavese e Mara Milanesio di Caselle.
Secondo la procura sarebbe stata proprio Cristina Rolando, per la federazione di Torino l’unica dipendente in servizio con mansioni di segreteria, a falsificare le firme di Valente. I moduli finiti nell’inchiesta sono quelli a sostegno di tre liste: il listino regionale di Chiamparino, la lista provinciale del Pd e un modulo della lista «Chiamparino per il Piemonte». Secondo la procura, comunque, non ci sarebbe stata una regia politica dal momento che i vertici del Pd sono rimasti fuori dall'inchiesta.
La procura avrebbe scoperto la falsificazione di 24 firme dell’ex consigliere provinciale del Pd Pasquale Valente, in calce agli elenchi di cui figurava come autenticatore, ovvero il pubblico ufficiale che attesta di aver raccolto le sottoscrizioni. Secondo il perito grafico Rosanna Ruggeri, nominato dalla procura di Torino, quelle firme non erano di Valente ma della funzionaria Cristina Rolando Perino. Perchè falsificare le firme? Semplice, perchè nei moduli c'erano firme non autentiche dal momento che i nomi degli elettori e le loro firme non erano stati raccolti davvero ma solo ricopiati da elenchi già esistenti.
Esce dall'inchiesta anche un altro funzionario canavesano, Gianni Ardissone di Castellamonte. La sua posizione, insieme a quella del consigliere regionale Nadia Conticelli, è stata archiviata.








