
ROMA - Il Governo ha deciso di impugnare il «Riparti Piemonte», la legge regionale approvata con l'intento di rilanciare l'economia post-covid. Ora dovrà pronunciarsi la Consulta. Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge della Regione Piemonte in quanto, l’articolo 23, comma 2, in materia di interventi di sostegno finanziario viola l'articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione in materia di tutela della concorrenza; l’articolo 52 in materia di autorizzazioni commerciali viola i principi di libera concorrenza di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione; l’articolo 61, in materia di semplificazione documentale, è lesivo dell’articolo 14 della legge n. 241 del 1990 e del principio di leale collaborazione, sancito dagli articoli 5 e 120 della Costituzione; l’articolo 62 in materia edilizia, viola le norme poste a base della tutela del paesaggio e, di conseguenza, gli articoli 9 e 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione; l’articolo 79 in materia edilizia viola l'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, in materia di governo del territorio.
Ora la Regione potrà chiarire alcuni aspetti o modificare gli articoli che, secondo il Governo, violano la Costituzione.
«Nel corso della discussione sul Riparti Piemonte il nostro gruppo ha, più volte, evidenziato che nel testo erano presenti profili di illegittimità, ma le nostre parole sono rimaste inascoltate. Nella notte il Consiglio dei Ministri ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la legge piemontese, avanzando rilievi su cinque articoli in tema di turismo, commercio, semplificazione e edilizia», dichiara il Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Raffaele Gallo.
«Avevo affermato che il Riparti Piemonte sarebbe stato un fuoco di paglia che avrebbe lasciato i piemontesi nel buio di una crisi lunga e profonda, oggi si certifica che era anche una legge sbagliata e contro le norme nazionali. Le tanto sbandierate semplificazioni che dovrebbero rilanciare l’edilizia sono una deregulation totale e rischiano di rovinare l’ambiente e il paesaggio e lo Stato ha evidenziato come entrino in conflitto con le norme nazionali poste alla base della tutela del paesaggio. Ora perderemo altro tempo per correggere, ancora una volta, errori che si sarebbero potuti evitare e che dimostrano l'incapacità di governare del centrodestra».








