EQUITALIA IN COMUNE - Asa non ha pagato le tasse: ennesima stangata su Rivarolo
Nonostante sia fallita da ormai due anni, affossata da un debito di parecchi milioni di euro, l’Asa, l’azienda che si occupava della raccolta rifiuti nei 51 Comuni dell’alto Canavese, riserva sempre qualche sorpresa. L’ultima, in ordine di tempo, rischia di costare al Comune di Rivarolo qualcosa come 260 mila euro. Soldi che l’ex consorzio pubblico (per legge) avrebbe dovuto trasferire alla Provincia di Torino. I bonifici, però, non sono mai partiti e i soldi, come per altri milioni di euro, svaniti misteriosamente nel nulla.
 
 
Qualche giorno fa, alle porte di palazzo Lomellini ha bussato Equitalia per conto della Città metropolitana di Torino. All’appello, come detto, mancano 258 mila euro (oltre interessi legali) che corrispondono al tributo provinciale «Tefa» non versato dall’Asa tra il 2010 e il 2014. Il 5% delle bollette della raccolta rifiuti. Che, sia chiaro, i cittadini di Rivarolo hanno già correttamente pagato. Ora, se il Comune sarà costretto ad aprire nuovamente il portafoglio, sarà come se i residenti si trovassero a pagare di nuovo una tassa già versata. «E’ un problema che hanno tutti i Comuni che affidarono l’attività di riscossione delle bollette all’Asa Servizi – dice l’assessore al bilancio di Rivarolo Canavese, Edo Gaetano – per come la vedo io, siamo ai limiti dell’appropriazione indebita. L’Asa ha incassato i soldi e non li ha girati alla Provincia». 
 
 
L’amministrazione, di suo, non ha intenzione di pagare. «L’Asa è fallita ma c’è un commissario straordinario ancora in carica – dice Gaetano – che oltretutto incassa una parcella astronomica. E’ semplicemente inammissibile che debba pagare il Comune». Da qui il via libera ai legali di palazzo civico per tentare una mediazione con la Città metropolitana (che giustamente pretende quei soldi) e quel che resta dell’Asa. Il commissario Stefano Ambrosini, per la verità, ha già fatto presente al Comune che «allo stato attuale non sembra esservi capienza sufficiente per procedere all’integrale pagamento degli oneri». In altre parole: i soldi del tributo «Tefa» si sono volatilizzati.
 
«Questa è un’altra eredità del passato che dovremo in qualche modo affrontare – conclude l’assessore – è incredibile che un consorzio pubblico sia riuscito a gestire in quella maniera i soldi dei cittadini. Gli organi di vigilanza, compreso il consiglio di amministrazione, dov’erano?». Sul buco Asa le indagini della procura di Ivrea sono al momento in corso.