
C'è anche un lato positivo nella lunga vicenda del fallimento Asa. Il 20 febbraio, quando terminerà l'arbitrato, finirà una volta per tutte anche la storia del consorzio pubblico più assurdo nella storia del Canavese. Una vera e propria zavorra per i Comuni che, tramite terzi, lo hanno gestito non male: malissimo. Il risultato sono quei 28 milioni di euro che il commissario Stefano Ambrosini chiede ai soci (Comuni e Comunità montane) per ripianare quel che resta dei debiti accumulati dal consorzio. Una spesa di circa 350 euro procapite per i residenti dell'alto Canavese.
In realtà toccherà eventualmente ai Comuni, in base alle quote, sborsare gli euro (che comunque sono sempre soldi dei cittadini). Le percentuali variano da Comune a Comune. Le quote maggiori sono quelle dell'ex Comunità montana Alto Canavese (25%) e di Rivarolo Canavese (22%).
Calcolatrice alla mano, un'amministrazione come quella di Rivarolo, qualora il presidente del collegio dovesse dare ragione al commissario Ambrosini, si troverebbe a pagare qualcosa come sei milioni di euro. Una vera e propria mazzata per le casse comunali. Ovviamente i Comuni non vogliono scucire un euro. Ci sono anche delle sentenze che, in teoria, metterebbero al riparo le amministrazioni pubbliche dal fallimento del consorzio. I nodi vengono al pettine, insomma: tra meno di un mese sapremo come andrà a finire la partita.








