CUORGNE' - Vincono le mamme: l'asilo (per ora) resta pubblico

Retromarcia del Comune di Cuorgnè: l'asilo nido "Gli sbirulini" resterà pubblico anche nel corso del prossimo anno scolastico. Lo ha annunciato, in consiglio comunale, il sindaco Beppe Pezzetto. «Nei primi mesi del 2015 è stato presentato il Disegno di Legge n. 1260 ad oggetto “Disposizioni in materia di sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino ai sei anni e del diritto delle bambine e dei bambini alle pari opportunità di apprendimento” - ha confermato il primo cittadino - il disegno di legge prevede la rimozione della separazione che esiste oggi tra l’asilo nido (bimbi da 0 a 3 anni) e la scuola dell’infanzia (bimbi da 3 a 6 anni) riportando al Ministero dell’Istruzione le relative competenze, dando così vita ad un sistema integrato per l’infanzia con spese di gestione che al momento parrebbero previste per il 50% a carico dello Stato e per il restante 50% a carico di Regioni ed Enti Locali».

A questo punto meglio attendere che il governo Renzi decida cosa fare. «Come amministrazione, nell’attesa dell’evolversi degli iter di approvazione di questa norma, da parte degli organi legislativi e di conoscere quindi le nuove modalità gestionali specificamente pertinenti al servizio asilo nido, ritiene di dover sospendere al momento, le attività previste nelle deliberazioni adottate fino ad ora. Questo per consentire una corretta attività (nei tempi e nei modi) di iscrizione da parte delle famiglie al suddetto servizio».

In sintesi il prossimo anno scolastico, in attesa dell’evolversi della norma, verrà erogato con le attuali modalità. «Contestualmente - ha però avvertito Pezzetto - dovremo individuare azioni specifiche per equilibrare le mancate efficienze economiche. Aggiorneremo opportunamente il consiglio e la cittadinanza su eventuali evoluzioni normative». Qualche taglio, insomma, ci sarà ma l'asilo, ancora per il prossimo anno, resterà pubblico. Una vittoria per il comitato Pro Sbirulini e per i genitori dei bimbi che, da sempre, si sono dichiarati contrari alla privatizzazione del servizio.