CUORGNE' - Iniziato l'anno accademico dell'Unitre - FOTO

CUORGNE’ - Cerea Università delle tre età. L’ex chiesa della Trinità di via Milite Ignoto ha fatto da cornice, mercoledì 12 ottobre 2022, all’inaugurazione dell’anno accademico 2022-23 dell’Unitre. L’inizio dei corsi e appuntamenti con il sodalizio, guidato dalla presidente Silvana Trione Grisolia, è stato caratterizzato della conferenza di Giorgio Cortese sui modi di dire piemontesi.  

Prima della conferenza spazio agli interventi del sindaco cuorgnatese, Giovanna Cresto, che ha celebrato i 30 anni di attività dell’associazione, del direttore della Casa di Riposo Umberto I, Raffaele Brasile, e ai saluti di Silvana Trione e della direttrice dei corsi Maria Calvi di Coenzo che hanno parlato della lingua piemontese, della sua ricchezza espressiva, della sua incisività e persino grazia che spesso non trova corrispondenze nella lingua nazionale.  

«Proverbi e modi di dire, si sa, sono la quintessenza della cultura popolare, della saggezza, del buon senso: in poche parole sintetizzano verità inconfutabili, andando al sodo delle questioni con efficacia e colore – ha spiegato all’attento e numeroso pubblico presente in sala Giorgio Cortese - Nel piemontese, le locuzioni verbali, i proverbi e le tipiche maniere di dire della parlata subalpina sono un esempio di efficacia lapidaria, perché esprimono, con poche parole, schiette e semplici,  verità cristalline, proprio come certi aforismi, coniati in un passato più o meno recente da scrittori illustri, passati alla storia per la loro incisività. Queste parole, a volte intraducibili hanno una loro origine e durante la conferenza partendo dal tipico saluto “Cerea neh”, si è poi passati al “Fé una figura da ciuculatè”, “Ambaradan”, “J asu d’Cavour Je gniun ca i lauda, as laudu da lur, “ “Gheddo, “I l’hai daje el bleu, “ “parla-pà, tabaleuri, fòl coma na mica,””Fé cassul!”, “La stissa ca bat antla pera o ca la fura o ca la leva”, “sòma d’aj” “Tut ven a taj, anche j ungj a plè l'aj,” “sacocin!” “Fa nen tant l’erlo!” “Avèj nen un pich da fé balé un givo!, “ Cissè la maraja!”  “Coma na barca ant el bòsch.”  “Fé San Martin e bonèt”. “Purtugal, mi sai nen, mi sai pà”, “Perde i toc cum an lebrus” per concludere con “ Piemunteis fauss e curteis …Italian, faus e vilàn”».

Durante la conferenza il coro del Gran Paradiso diretto magistralmente da Giovanni Usai ha cantato: «Ciao Turin», «Carolina di Savoja»,  «Fia curt, sai nen perché» concludendo la loro performance applaudita con «La marcia dei coscritti». «Un pomeriggio interessante  dove certi modi di dire piemontesi si avvalgono di fantasiose metafore, di curiosi paragoni, l’origine di certe espressioni pittoresche che a volte ci inducono al sorriso, ma ci possono anche stupire per l’originalità con cui un concetto, apparentemente ovvio e scontato, viene formulato, sottendendone con arguzia il senso più profondo e nascosto – chiosa Giorgio Cortese - Il piemontese è la nostra armonia dei pensieri della nostra infanzia dove si trovano i trofei del passato e le armi per future conquiste».