
Il 31 gennaio, alle ore 10, è stato calendarizzato il sopralluogo della commissione Cultura del Consiglio Regionale al teatro Pinelli di Cuorgnè. Un sopralluogo richiesto già nel mese di novembre dai consiglieri Daniele Valle del Partito Democratico e Mauro Fava della Lega, soprattutto per approfondire l’iter dei Fondi FSC già destinati nella scorsa legislatura alla ristrutturazione del Teatro Comunale ed esaminare le ulteriori necessità del territorio. «Una favolosa struttura ottocentesca, un teatro unico nel suo genere, ricavato all’interno di una Chiesa seicentesca parte di un convento di monache benedettine, che non si merita di essere in parte inagibile e aperto solo in occasione di particolari eventi - affermano i consiglieri regionali Mauro Fava e Daniele Valle - siamo molto soddisfatti che la Commissione Cultura abbia calendarizzato la visita, dimostrando sensibilità e attenzione: è fondamentale che anche gli altri consiglieri si rendano conto della situazione».
Se è vero che le prime testimonianze di attività teatrale a Cuorgnè risalgono al 1752, nei saloni della parrocchia, la città ha dovuto attendere quasi un secolo per il teatro vero e proprio. E’ il 1864 quando il consiglio comunale decide di convertire la chiesa del convento per realizzare un «teatro all’italiana», incastrato nella navata centrale. Del progetto se ne occupa Pier Giuseppe Zerboglio, che riesce a realizzare una struttura «con platea a ferro di cavallo, due ordini di gallerie e quattro palchi di proscenio». Il 30 novembre 1866, l’Accademia Filarmonica di Cuorgnè, inaugura il teatro accompagnando Francesco Mottino che recita Shakespeare. Quel teatro è più o meno lo stesso che è sopravvissuto fino ai giorni nostri. Le uniche modifiche, sempre curate da Pier Giuseppe Zerboglio, risalgono al 1886, anno in cui il Comune, ultimati i lavori, si assume la gestione diretta della struttura.
Nel 1919 il teatro viene «esternalizzato»: Giuseppe Berta e Alberto Fuiani portano a Cuorgnè le prime proiezioni cinematografiche. La gestione passa poi a Fernando Perona, della storica famiglia che ancora oggi, in città, gestisce il «Margherita» e che proprio l’anno scorso ha festeggiato cento anni di cinema a Cuorgnè. Proprio l’avvento della «settima arte» condanna il piccolo teatro di piazza Boetto ad un inevitabile oblio. Servono più posti a sedere, migliori dotazioni tecnologiche e di sicurezza. La famiglia Perona investe nell’omonima sala di via Torino che apre nel 1949. Per vent’anni il teatro resta attivo ma il passaggio di proprietà è dietro l’angolo. Tra il 1971 e il 1976 la struttura passa alla Pro loco che torna a promuovere la funzione teatrale originaria e realizza un primo intervento di restauro. La tragedia del Cinema Statuto di Torino, nel 1983, però, chiude anzitempo l’attività del comunale di Cuorgnè.








