
CUORGNE’ - Riparte dalla Camera del lavoro di Cuorgnè l’azione della politica locale per la riapertura del Pronto soccorso della città, chiuso durante l’emergenza Covid-19 e mai più riaperto. Sono stati una 40ina i sindaci e gli amministratori canavesani che si sono dati appuntamento ieri, giovedì 23 giugno 2022, nei locali di piazza Pinelli, per partecipare all’incontro promosso dal direttivo del Partito Democratico, sezione alto Canavese, guidato dal segretario, Simona Appino.
«Non è una riunione polemica nei confronti del direttore sanitario dell’Asl To-4 o della Regione Piemonte – ha specificato Simon Appino, già al lavoro per contattare gli altri segretari di zona del PD al fine di identificare una comune e condivisa strategia di intervento per ottenere, al più presto ed in tempi certi, la riapertura del servizio di pronto soccorso presso l’ospedale di Cuorgnè – Posto che l’Ospedale di Cuorgnè, in quanto struttura sanitaria di area disagiata e montana, deve per legge essere mantenuto in funzione in ogni caso, il Pronto Soccorso, rinnovato ed ammodernato nel non lontano 2018, costituisce per gli stessi motivi un presidio irrinunciabile per la salute e la sicurezza degli abitanti. Pur riconoscendo che la mancanza di personale medico e paramedico costituisce, non solo per il territorio dell’ Asl To-4, una seria difficoltà ed un pesante ostacolo alla riapertura, riteniamo come PD che sia compito e dovere irrinunciabile della Direzione della stessa Asl e del competente Assessorato Regionale porre in atto le necessarie strategie, modificando le attuali o identificandone di nuove, come già avvenuto in altre parti del territorio nazionale, proponendo più attrattivi concorsi per impiego a tempo indeterminato anziché legato alla contingenza temporanea».
«Rispetto alla situazione del pronto soccorso il ritardo nella riapertura è causato principalmente dall’assenza di personale medico – ha precisato il vicesindaco di Cuorgnè Vanni Crisapulli – La gara bandita per la copertura medica del PS, in seconda battuta, ha ricevuto esito positivo. Ora è in essere un concorso per assumere medici ortopedici e, a ulteriore tutela, è in fase di pubblicazione un bando di gara per acquisire il necessario servizio di sala gessi. Come amministrazione, nel nostro piccolo, abbiamo incontrato diversi dirigenti e Primari ai quali abbiamo dato la nostra disponibilità: progetteremo delle giornate di orientamento nelle scuole per le professioni sanitarie, abbiamo dato disponibilità nel reperire eventuali sistemazioni per personale che non vive in zona, stiamo condividendo dei servizi sul territorio attraverso giornate e progetti rivolti alla popolazione così da poter avvicinare il personale ai cittadini, restituire ai professionisti sanitari il valore del loro lavoro, anche nel loro ruolo sociale. Il lavoro burocratico, le carenze organizzative sono spesso pesanti da tollerare, la professionalità poco premiata e non incentivata, il rischio di denunce legali, aggressioni verbali e fisiche è aumentato: fattori che vanno considerati e che hanno una rilevanza fondamentale se si vuole davvero restituire dignità economica, sociale e culturale al sistema sanitario nazionale. Incontreremo nei primi di luglio l’Assessore Icardi che ha fissato un appuntamento alla nostra Amministrazione per poter affrontare il quadro intero del Presidio Ospedaliero, poiché la nostra attenzione non è rivolta solo alla riapertura del PS ma alla riattivazione di tanti altri servizi sospesi e al potenziamento di un Ospedale che da troppo tempo affronta una situazione di incertezza senza un piano di rilancio aziendale e regionale».
Non c’è più tempo da perdere per Piero Rolando Perino, sindaco di Prascorsano e presidente dell’Unione Montana Val Gallenca: «Non trovare 10 medici per riaprirlo mi sembra indice di una volontà politica precisa di lasciarlo chiuso. Se è così la Regione venga a dircelo chiaramente. Da parte nostra è importante essere coesi. Fare politica per il territorio, al di là degli schieramenti politici, vuol dire portate e garantire alla cittadinanza i servizi fondamentali ed essenziali». Molte le proposte messe sul tavolo, durante la serata, per superare l’impasse. Il consigliere comunale di Valperga, Sergio Bretti, ha sottolineato come sia necessaria una programmazione regionale sulla sanità territoriale e come sia necessario trovare un equilibro tra le esigenze dell’alto Canavese e dell’eporediese. Serve fare sistema, costituendo una delegazione che porti le istanze di tutto il territorio a Torino per il sindaco di Castellamonte e consigliere metropolitano, Pasquale Mazza. L’unione fa la forza anche per Edoardo Gaetano: «In altre realtà, come la Sicilia, si sono stretti accordi con medici argentini disposti a trasferirsi in Italia per risolvere il problema di personale e riaprire i pronto soccorso locali. Potrebbe essere una soluzione applicabile anche al Canavese». Il consigliere comunale di Ivrea, Maurizio Perinetti, ha puntato il dito contro il sindaco di Ivrea, Stefano Sertoli, chiamato a fare di più sulla vicenda in qualità di presidente della conferenza dei sindaci dell'Asl To4.
Si tratta, come evidenziato dal sindaco di Rivarolo, Alberto Rostagno, di una situazione frutto di errori compiuti nel passato a cui oggi non è semplice rimediare. «Purtroppo come sindacato non abbiamo un ruolo propositivo come avviene in altri tavoli di concertazione. Partecipiamo alle riunioni di distretto in seduta plenaria e basta. Si parla, entro il 2026, di riorganizzare la sanità locale con case e ospedali di comunità quando, al momento, il sistema sanitario regionale non è in grado di garantire le risorse umane per riaprire il Pronto soccorso di Cuorgnè. Facciamo attenzione che non siano scatole vuote» ha commentato Angelica Liotine responsabile alto Canavese della Cgil.
«Rimarchiamo il concetto che mai la Sanità possa essere oggetto di valutazione economica ai fini del perseguimento di obbiettivi di bilancio anziché di efficienza ed efficacia, considerando la salute e la vita delle persone un bene primario costituzionalmente garantito – hanno concluso dal PD alto Canavese – Per questo abbiamo invitato i sindaci a riappropriarsi in toto del ruolo di primi responsabili della sanità pubblica, anche avvalendosi del ruolo che essi legalmente ricoprono in seno agli organi di gestione delle Aziende Sanitarie (Assemblea dei Sindaci, Conferenza ristretta) che non possono e non devono essere ridotti a mero ruolo di ratifica di indirizzi e decisioni altrove assunti».















