
Il dibattito è aperto: è giusto spendere 100 mila euro (del Comune, quindi soldi pubblici) per restaurare il teatro comunale? Se lo chiede il gruppo di Cuorgnè 150, rappresentato in consiglio comunale da Danilo Armanni e Filippo Errante. In un lungo post pubblicato sulla pagina Facebook del gruppo, la minoranza s'interroga sulla possibilità di investire una somma ingente per ridare alla città il suo teatro.
«L'intervento, pur meritorio, consentirà forse di rifare il tetto e qualcosina in più, ma da lì a rialzare il sipario ce ne corre - scrive Cuorgnè 150 - del resto il problema fondamentale del teatro é sempre stato la oggettiva impossibilità di costruire uscite di sicurezza per i loggioni e non sembra che con questo intervento si propongano soluzioni risolutive. Quindi la domanda è: vale la pena impegnare, per ora, 100.000 euro del magro bilancio comunale, pari al tanto insostenibile costo annuo dell'asilo nido, per avere un'ennesimo spazio espositivo (con l'auditorium - centro congressi ed il centro fiere della Manifattura) solo un po' meglio rifinito di com'é adesso?
L'incapacità di focalizzare le risorse su un progetto conduce a rincorrere tutti i finanziamenti disponibili senza riuscire a realizzare nulla di funzionale: vedasi il famoso polo museale della manifattura da 400 mila euro dove, esaurito il finanziamento della banca per il primo lotto (assegnato come si ricorderà nel 2011 al socio dell'assessore per 170 mila e rotti euro), tutto è caduto nel dimenticatoio. Stesso discorso vale per i vari palazzetti dello sport, realizzati dalle passate amministrazioni, per i quali, se si fossero concentrate le risorse disponibili, si sarebbe realizzato un centro di preparazione olimpica del Coni, invece di ritrovarsi con due campi da pallavolo e tre da bocce, oltre ad un campo di calcio ex professionistico, dove ormai cresce la cicoria. E che dire della Manifattura, la madre (o la figlia) di tutti i finanziamenti preelettorali richiesti senza alcun progetto su cosa fare dell'opera finanziata?
Ogni opera decisa da un'amministrazione dovrebbe essere obbligatoriamente portata a termine nel corso del mandato quinquennale, per non lasciare eredità sgradite né ipotecare la poltrona con la scusa di portare a termine quanto iniziato.
Finché mancherà una capacità progettuale ed una piena assunzione di responsabilità da parte degli organi politici, che non devono limitarsi a rincorrere i sempre più scarsi finanziamenti, tanto per dimostrare di servire a qualcosa, le scelte (giuste o sbagliate) delle vecchie amministrazioni continueranno a ricadere sulle nuove vincolandole ingiustamente.
Pezzetto, succedendo a Cavalot, si é trovato a dover mantenere un sacco di immobili di cui non sapeva che fare e che hanno limitato pesantemente la sua azione amministrativa, ora, tanto per non essere da meno, lascerà ad un eventuale successore, oltre a quanto sopra, un parco pubblico con relativa manutenzione (già difficoltosa per gli esistenti), oltre ad un pezzetto di teatro. Se questa amministrazione aveva in progetto di riaprire il teatro comunale aveva il dovere politico e morale di concentrarsi su di esso fin dal suo insediamento e di portarlo a termine entro lo scadere dl proprio mandato, così da ripresentarsi agli elettori con qualcosa di fatto, non con le solite fumose e vaghe promesse (valide solo in caso di rielezione), invece si é limitata a raccogliere quattro soldi fuori tempo limite per dare un appaltino preelettorale e giustificare la propria ricandidatura per finire quello che si é iniziato: ma questo é quello che hanno sempre fatto le vecchie amministrazioni, tanto criticate dai nostri uomini nuovi».








