
CUORGNE' - La villa e gli appartamenti di via Salgari confiscati a Giovanni Iaria, l'ex assessore in quota Psi, arrestato e condannato in primo grado, prima del suo decesso, per 'ndrangheta nell'ambito dell'operazione Minotauro, non passeranno al Comune di Cuorgnè. Lo ha stabilito il Consiglio comunale della città al termine di un'accesa discussione sull'opportunità di ripetere l'esperienza che ha caratterizzato la prima amministrazione Pezzetto, in merito a quanto fatto per l'acquisizione e successiva restituzione sociale della villa di Bruno Iaria, anche lui al centro della stessa vicenda giudiziaria.
E del resto il sindaco Giovanna Cresto aveva sottolineato più volte che la sua squadra non avrebbe rappresentato la continuità con le giunte Pezzetto. Detto, fatto: e questo nonostante l'appello del presidio Libera di Cuorgnè che ha rotto un silenzio durato anni inviando una lettera alla sindaca e chiedendo al Comune di fare la propria parte. La lettera è finita nel tritacarta.
L'Agenzia per i beni confiscati alla mafia e la prefettura di Torino hanno dato al Comune pochissimo tempo per rispondere positivamente e presentare anche un progetto di massima per restituire quei beni (villa e tre appartamenti) alla collettività. Il sindaco ha però motivato la scelta dell'amministrazione con la grave carenza di risorse a bilancio: «Si tratta di una questione economica rilevante perchè i beni necessitano di interventi ingenti che ci impegnerebbero per anni. Sono senza agibilità e in parte anche abusivi. Non li possiamo prendere perchè non abbiamo le risorse. Se lo Stato non ci aiuta, viste le nostre attuali risorse, non possiamo prenderci un onere simile. Nessuno vuole ammainare la bandiera della legalità: non possiamo accettare quegli immobili di fronte alle attuali condizioni finanziarie dell'ente. Non mando in default il Comune per mettere la bandiera sulla villa di Iaria, benchè si tratti di una bandiera onorevole». Il sindaco ha anche sottolineato che, allo stato attuale, in virtù del bilancio dell'ente, «C'è purtroppo molta differenza tra quello che vogliamo fare e quello che possiamo fare».
«Cuorgnè C'è» l'unico gruppo di opposizione che ha contestato la decisione della maggioranza. In particolare sulle motivazioni scelte dal sindaco: «Dopo 11 anni da amministratore comunale ho assistito alla più brutta pagina della politica cuorgnatese - dice il consigliere Davide Pieruccini - il Consiglio comunale ha di non accettare la manifestazione d'interesse per ricevere gratuitamente beni confiscati presenti in città. La motivazione? Esclusivamente di natura economica accompagnata da un ragionamento imbarazzante, della serie che potrebbe costare molto la ristrutturazione ed i soldi servono per altro. Il messaggio che francamente attendevo era un altro, a prescindere che la legalità avrebbe dovuto vincere su tutto e tutti, ed invece così non è stato. Ieri sera abbiamo perso tutti una battaglia».
Pieruccini ha chiesto a gran voce di sapere quale sarebbe la cifra che il Comune dovrebbe investire per rimettere in sesto la villa di Iaria e gli appartamenti ma sono arrivate solo frasi di circostanza e cifre campate per aria («Un'operazione da un milione di euro, forse di più»): «Abbiamo detto no perchè costa troppo senza sapere quanto ci costa - ha concluso Pieruccini - l'amministrazione non ha nemmeno interpellato gli enti del terzo settore per capire se ci sono altre vie. Il Comune, sul territorio, rappresenta lo Stato: qui invece abbiamo deciso di abdicare. Ne prendo atto».








