
CUORGNE’ - Febbraio 2021, luglio 2022: dopo circa un anno e mezzo dall’inizio del suo incarico come responsabile territoriale dell’alto Canavese per la Cgil, è tempo di bilanci per Angelica Liotine. Trasporti, occupazione, sanità, turismo e difesa dei territorio montani sono le principali tematiche che hanno visto e vedranno impegnato il sindacato.
«Abbiamo iniziato questo percorso nel febbraio 2021 in piena pandemia – spiega Angelica Liotine - In questo contesto abbiamo dovuto affrontare le crisi che si attuavano sul mondo del lavoro con la cittadinanza in un momento di disagio e sofferenza economica e sociale, reso più difficile poi dalla guerra. Il Canavese non vive in una bolla pneumatica. Quindi, le ricadute sul territorio si sono viste. Per più di mezzo secolo il Canavese è stato una zona ricca ad alta concentrazione industriale. Una micro-area, che forniva un supporto industriale molto importante. Basta citare l’Olivetti o lo stampaggio a caldo dell’alto Canavese che era uno degli indotti più importanti d’Europa. Era, perché questo in questo sistema purtroppo si sono persi due terzi della sua occupazione. Se si vuole reggere alle nuove sfide produttive e sociali non ci resta pertanto che fare sistema. Una delle cose più difficili da fare da quanto ho visto in questo mio anno e mezzo da responsabile».
«Bisogna puntare sull’industria, sulla manifattura ma anche sul turismo. C’è il Parco Nazionale del Gran Paradiso e ci sono altre aree attrattive che devono essere rivalutate e fatte conoscere meglio – aggiunge Angelica Liotine – Per rivalutarci turisticamente ci vuole una politica mirata. Non possiamo puntare sul turismo di massa. Serve un turismo di nicchia, come in Trentino, che difenda la montagna. Invece, i paesi montani si stanno spopolando. L’agricoltura, la pastorizia, l’allevamento locale devono essere sviluppati, con finanziamenti specifici utili a mantenere l’occupazione. Servono i trasporti e i servizi che funzionano. Invece, le vallate perdono le Poste e i servizi sanitari. Il Canavese ha superato grandi crisi, quella Fiat negli anni ’80, quella tessile ancora prima. Oggi siamo supportati da tante microaziende, il 90% di queste hanno addetti che vanno da 0 a 20 dipendenti, che danno lavoro e reggono botta. Ma rischiano di non farcela, di scomparire senza aiuti. Penso all’innovazione tecnologica e alla robotizzazione. Sono sempre più presenti nelle aziende canavesane. Riducono l’occupazione, ma sono indispensabili perché la specializzano. E’ quindi cruciale la formazione e la capacità di trattenere nel territorio le persone che hanno acquisito maggiore professionalità e che oggi se ne vanno. Facciamo parte dell’Agenzia per lo sviluppo del Canavese. E’ un modo reale per fare sistema. In uno degli ultimi incontri si è progettato di utilizzare società ed enti locali per la formazione. Formazione specifica e mirata per le aziende del Canavese con le specializzazioni di cui abbisognano. Queste permetterebbe anche di dare un futuro ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro».
«Non abbiamo la bacchetta magica e non è semplice – dice Liotine –Disparità di genere tra uomo e donna ci sono anche nel mondo del lavoro canavesano. E’ un problema grave. Il tasso di occupazione femminile è di 18 punti più basso di quello degli uomini. Il lavoro part time, il 73% del totale, riguarda donne e di questo il 60.4% è involontario: quindi donne obbligate a fare il part-time perché gli viene richiesto. E’ così anche da noi. I motivi di questa disparità sono culturali principalmente. Poi incide l’organizzazione del lavoro che hanno le aziende: per avanzamenti di carriera e aumenti di retribuzione richiedono maggiore presenza in azienda, possibilità di straordinari, di andare in trasferta. Impossibile per le donne, che, nella stra-grande maggioranza dei casi, si fanno carico della famiglia e degli anziani. Serve ripartire dalla meritocrazia. A Parità di capacità e conoscenze bisogna dare la stessa possibilità alle donne. Per farlo servono infrastrutture materiali e sociali da dare alle donne. Due esempi: gli asili nido di olivettiana memoria e gli aiuti per l’accudimento degli anziani».
«Sulla sanità c’è molto da dire – entra nel merito Angelica Liotine – Non possiamo perdere la partita dei fondi Pnrr. I fondi vanno utilizzati nel modo migliore per la realizzazione di case e ospedali di comunità, i centri operativi territoriali e i punti unici di accesso all’interno di queste strutture. Come Cgil, Cisl e Uil fatta una proposta unitaria su come devono essere strutturate queste case di comunità. Soprattutto a livello socio-assistenziale. Devono essere punti in cui una persona viene presa in carico nella sua totalità. Bisogna mettere insieme l’aspetto sanitario a quello sociale. La nostra preoccupazione, qui in Canavese, è la carenza di personale. Non possiamo permetterci di avere nel 2026 delle scatole vuote. Il problema del personale si evidenzia già oggi, figuriamoci in futuro. Basta pensare all’ospedale e al pronto soccorso di Cuorgnè. Bisogna fare una politica di reclutamento del personale e diventare attrattivi a livello economico, altrimenti il rischio è di lasciare tutto o molto in mano al privato».
«Un’altra problematica che mi è arrivata come una spada di Damocle sulla testa è quella dei trasporti in Canavese – evidenzia Liotine –Si guarda al proprio orticello, vedendo il problema trasporti su rotaia o gomma relativo solo al loro comune, attivando magari interventi spot come pulmini privati per scolaresche e anziani. Non dovrebbe funzionare così. Tutti i sindaci dovrebbero invece fare sistema. Un progetto che cerchiamo di portare avanti è il raddoppio del binario della Rivarolo-Torino. Ridurrebbe i tempi di percorrenza e quindi raggiungere la città sarebbe più facile. Vantaggio per chi lavora e va a scuola, e per chi vuole venire dalla città a vivere qui. E’ un elemento importante ma non basta. Vanno ripristinate le linee che sono state tolte e non raggiungono più paesini e borgate dove è rimasto poco e chi ci vive è quasi tagliato fuori. La politica in questo senso ci deve dare una mano. Non si possono negare e tagliare servizi solo perché non conviene. Dare servizi e avere un sistema viario funzionante, in generale, vuol dire anche permettere a nuove aziende di insediarsi in Canavese».
«Il rapporto giovani-anziani in tutta l’Asl To4 è emblematico – conclude Liotine – E’ di 100 giovani per 203 anziani. Nel Canavese è di 100 giovani per 253 anziani. Nel Piemonte, è 100 a 2016. Il dato nazionale recita 100 su 184. Rendiamoci conto: la popolazione canavesana è anziana. Le esigenze del nostro territorio sono specifiche. Bisogna lavorare per riportare qui i i giovani. Come Cgil ci interessa avvicinarci alla cittadinanza. Siamo aperti a tutti, non sono agli iscritti. Dobbiamo recuperare il rapporto di fiducia con la cittadinanza. Dobbiamo tornare a essere un sindacato di strada, perché siamo nati così».











