
Il giudice di pace di Cuorgnè, al quale fanno riferimento i Comuni dell’alto Canavese, potrebbe riaprire. Il Ministero della giustizia ha dato il via libera al tentativo di ripristinare il servizio, a patto che le amministrazioni del territorio si facciano carico dei costi. «L'idea è quella di presentare al Ministero un’ipotesi per ripristinare questo servizio sul territorio – dice il sindaco di Cuorgnè, Beppe Pezzetto che la scorsa settimana ha chiamato a raccolta i colleghi – e ovvio che, in questo caso, o si condivide tutti insieme il progetto e si fa gioco di squadra, oppure diventa impossibile. In ogni caso, noi ci proviamo».
Alla prima riunione hanno partecipato solo una decina di sindaci su trenta. La strada, insomma, sembra essere in salita. Complessivamente, nella zona di Cuorgnè, sarebbero potenzialmente interessate trenta municipalità per un totale di 44 mila abitanti. Costo stimato: 150 mila euro all’anno. Il Comune di Cuorgnè andrebbe a coprire un terzo dei costi anche perché metterebbe a disposizione la sede. I vecchi uffici di via Gramsci, infatti, andranno all’asta. L’ideale sarebbe spostare la sede del giudice di pace nell’ex Manifattura, all’interno di locali già di proprietà comunale.
C’è tempo fino al 30 luglio. Poi la soppressione del servizio diventerà definitiva. Nell’ultimo biennio, il giudice di pace di Cuorgnè ha trattato più di 500 cause. Un anno fa il sindaco Pezzetto aveva già tentato di coinvolgere i colleghi dei paesi vicini nel salvataggio della sede. Già allora, però, il progetto non ottenne grossi consensi: buona parte delle amministrazioni locali, infatti, in questo delicato momento economico, non hanno risorse da destinare ai servizi non essenziali.








