
CUORGNE' - Nel corso del primo pomeriggio di giovedì 26 febbraio 2026, davanti all'ingresso dell'ospedale di Cuorgnè medici, infermieri e personale sanitario sono tornati a far sentire la propria voce con il flash mob «No liste no bersagli. Solidarietà e cura non sono reato». Si è trattato di una partecipata manifestazione contro il bando di Israele alle Ong che si rifiutano di consegnare i nomi del personale palestinese, ma anche per difendere pure in Italia il diritto alla cura e alla solidarietà, la libertà di espressione e dissenso e dire un no secco alla criminalizzazione del personale sanitario.
L'iniziativa ha mobilitato più di sessanta ospedali in tutta Italia, tra cui nel nostro territorio anche Castellamonte. «Chiediamo al nostro governo e alla Commissione Europea di intervenire perché Israele ritiri quel bando che va contro il diritto internazionale ed espone operatrici e operatori palestinesi a intimidazioni e violenze - hanno spiegato medici, infermieri e operatori e operatrici sanitarie a Cuorgnè - Consegnare quelle liste significherebbe, infatti, consegnare all’esercito israeliano un elenco di possibili bersagli, come si sottolinea nella petizione #NoListeNoBersagli che, insieme a molti altri soggetti italiani e internazionali, abbiamo lanciato su Change.org per chiedere l’immediato stop al bando contro le Ong».
«Non possiamo rimanere in silenzio. Il silenzio è complicità» hanno sottolineato, con una voce unica, i partecipanti al flashmob cuorgnatese: «La solidarietà e il diritto alla cura, come confermano i recenti fatti di Ravenna, sono sotto attacco anche nel nostro Paese, così come la libertà di espressione e di dissenso. Ribadiamo tutta la nostra contrarietà ai cosiddetti Ddl antisemitismo e al decreto sicurezza che minacciano i più elementari diritti costituzionali. Oggi, siamo qui per affermare che antisionismo non è antisemitismo, e per opporci alla criminalizzazione del personale sanitario in Palestina, In Italia e ovunque accada».








