CUORGNE' - Di nuovo chiuso il bocciodromo di «Italia '90»
Chiude i battenti il bocciodromo di Cuorgnè. A un anno e mezzo dalla sua apertura, l'impianto di via Braggio perde l'unico gestore che, in questi anni, aveva avuto modo di gestirlo. Non ricevendo i canoni di concessione e le bollette dell’energia elettrica dal gestore, il Comune ne ha dovuto stracciare la convenzione per l'utilizzo della struttura. Fine delle trasmissioni.
 
L’opera, finanziata inizialmente con i fondi Coni di Italia ’90, è rimasta un’enorme cattedrale nel deserto per due decenni. Ed ha cambiato persino la sua stessa essenza, trasformandosi, nel corso degli anni, da palazzetto dello sport multi discipline (dedicato principalmente al basket e alla pallavolo), a bocciodromo “semplice”. Una scelta obbligata, dato che nel 2000, dopo l’alluvione, l’area di via Braggio, dove nel frattempo era sorto lo scheletro della struttura, venne bollata come esondabile, vista la vicinanza del rio Gallenca. 
 
Tra un problema e l'altro (costato oltre due miliardi di vecchie lire), l’amministrazione Pezzetto ha tentato di salvare l’impianto per le bocce ereditato dalla giunta Cavalot. Missione fallita. «Insistere sulle bocce è stato un tentativo che andava fatto - spiega il consigliere Davide Pieruccini - ora dobbiamo trovare strade alternative». Ovvero riconvertire l’impianto, magari tornando al progetto originale della palestra. Serviranno, però, nuovi investimenti. 
 
«Le spese che abbiamo sostenuto in questi anni erano doverose perché abbiamo ereditato una struttura senza fogne e senza impianto di riscaldamento – dice l’assessore Roberto Scotti – qualunque sport si pratichi all’interno, non è pensabile che un impianto del genere funzioni senza caldaia». Per Scotti, però, si dovrà procedere con attenzione: «Evitando, ad esempio, una gara d’appalto perché rischiamo di ripetere lo stesso errore del recente passato. Più facile trovare degli interlocutori affidabili con una trattativa privata». Del resto anche il bando di due anni fa per il bocciodromo è andato più volte deserto. Preludio alla fallimentare gestione che ne è seguita. 
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