CUORGNE' - Consiglio comunale sul pronto soccorso, il sindaco: «L'obiettivo è la riapertura h24, il Ppi un punto di partenza»

CUORGNE’ - Mercoledì scorso, 2 novembre 2022, l’ex chiesa della Santissima Trinità di Cuorgnè ha ospitato un consiglio comunale «aperto» per fare il punto sulla situazione del pronto soccorso (ancora chiuso) e sul futuro dell’ospedale cittadino. La riunione sui generis del parlamentino ha visto la partecipazione del direttore generale dell’Asl To4, Stefano Scarpetta, che ha analizzato lo stato di salute della sanità regionale e dato ulteriori delucidazioni sull’apertura dopo le vacanze di Natale di un Punto di Primo Intervento. In particolare è stato ricordato che il PPI apre (solo) di giorno e funziona con un medico e due infermieri per il trattamento delle urgenze minori (codici bianco e verde) e una prima stabilizzazione dell'eventuale paziente complesso. A differenza del pronto soccorso che non chiude mai, il PPI sarà aperto dalle 8 alle 20. Dalle 20 alle 8, invece, resterà in presidio un'ambulanza con medico a bordo (la cosiddetta «Tango»). Tutto questo dal 9 gennaio 2023. 

«La situazione del pronto soccorso è in stallo da diverso tempo – ha spiegato il sindaco di Cuorgnè, Giovanna Cresto – Quindi, su proposta dell’assessore alle politiche sociali, Elisa Troglia, si è deciso in accordo con i capigruppo consiliari di convocare questo consiglio comunale aperto. Questa amministrazione non ha mai chiesto l’apertura di un Punto di Primo intervento. La decisione di aprirlo non è stata condivisa con questa amministrazione. E’ un provvedimento deciso unicamente da Regione Piemonte e Asl To4. Tutta la nostra attività è sempre stata finalizzata a chiedere la riapertura di un pronto soccorso h24. Un risultato che ahimè per ora è ancora lontano. L’apertura di un Ppi può essere sicuramente un inizio, di partenza. Va realizzato, tuttavia, con protocolli ben definitivi che garantiscano la sicurezza degli utenti ma anche del personale che ci lavorerà». 

Durante il consiglio aperto sono intervenuti i consiglieri di minoranza Davide Pieruccini, Lidia Perotti e Giancarlo Vacca Cavalot, l’onorevole Daniela Ruffino, i consiglieri regionali Mauro Fava, Andrea Cane, Alberto Avetta e Silvana Accossato; il consigliere comunale di Valperga, Sergio Bretti, l’RSU del Comune di Forno, Riccardo Tessarini, il rappresentante sindacale della UIL, Serse Negro; il segretario di Nursid Torino, Giuseppe Summa; il medico di medicina generale e referente équipe territoriale 1 del distretto di Cuorgnè, Giancarlo Gatta Michelet e il segretario dello SPI-CGIL Alto Canavese, Alfredo Ghella. 

«Avere un Ppi è un vantaggio indiscutibile – ha evidenziato il direttore della Casa di riposo Umberto I di Cuorgnè, Raffaele Brasile – Tuttavia, rapportandomi anche con gli altri direttori di struttura canavesani, vorrei sottolineare quanto sia importante per una Rsa avere un pronto soccorso raggiungibile in tempi brevi e che abbia caratteristiche di completezza. Considerate il fatto che come operatori di settore in caso di urgenze importanti (codici gialli o rossi) già da anni ad andare direttamente a Ivrea o Ciriè. Una fetta importante dei nostri invii di utenti in ospedale, che non solo mai decisi con leggerezza, non sono sicuramente dei codici bianchi. Molti sono codici verde. Persone che necessitano di accertamenti clinici e verifiche e di un’osservazione breve-intensiva (6-24 h) a cui segue il rimando in struttura. C’è, inoltre, un lato meno tecnico ma importante dal punto di vista sociale. L’invio in pronto soccorso rappresenta per l’utente un trauma psicologico. Causa una sofferenza che noi riscontriamo quando tornano in residenza, specie se sono stati trattenuti molte ore. E’ una cosa estranea alla loro realtà. Pensiamo poi che le persone fragili hanno spesso caregivers che non sono in grado di raggiungere ospedali così distanti. Questo crea ancora più incertezza nei nostri anziani e pazienti. Per loro, restare da soli in un posto dove non conoscono nessuno, è un trauma che a volte supera quasi quello che li ha portati lì. In passato, si ovviava, quando il familiare era indisponibile, grazie all’operatore che raggiungeva il paziente al pronto di Cuorgnè e lo tranquillizzava, gli portava conforto. In passato c’era poi una rete molto sviluppata tra Rsa e pronto soccorso. Erano gli stessi medici del pronto che ci contattavano per realizzare un intervento con più efficacia. Ecco perché il pronto soccorso è una realtà importante per Cuorgnè e i comuni limitrofi». 

«Sul Ppi qualcuno ha detto meglio che niente – ha specificato il consigliere di Castellamonte, Alessandro Musso – Ci sono però dei problemi che si ripercuoteranno sul nostro territorio, inevitabilmente. Non è un pronto soccorso a tutti gli effetti. Ha delle limitazioni. Primo problema: se per assurdo dal 9 di gennaio tutti i codici bianchi e verdi del Canavese che giornalmente vanno a Ivrea e Ciriè si dovessero riversare su Cuorgnè quest’ultimo andrebbe in difficoltà con un medico e due infermieri solo. Secondo problema, i trasferimenti all’orario di chiusura del Ppi verso gli altri ospedali. Da soli non ci vanno, serve quindi un aumento del personale. Ci sono poi gli errori di valutazione durante il triage o situazioni che evolvono durante l’attesa e diventano emergenze gialle e rosse in un posto dove non ho le strumentazioni giuste per intervenire. Senza parlare delle emergenze esterne del 118 che rischiano di lasciar scoperto il Ppi. Il nostro è un territorio difficile, con una popolazione anziana. E’ importante quindi far passare il messaggio giusto: facciamo capire che quello di Cuorgnè non è un pronto soccorso e che nel dubbio è meglio chiamare un ambulanza. Nel frattempo, continuiamo a lavorare insieme per la riapertura h24 del Pronto soccorso di Cuorgnè».