CASTELLAMONTE-CUORGNE’ - Grazie ai soldi del Pnrr (il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per rilanciare l’Italia dopo la pandemia da Covid-19) è tempo di rivoluzioni per la sanità territoriale. La riorganizzazione, tuttavia, così come prevista, sta facendo molto discutere in alto Canavese. Per evitare di penalizzare, ancora una volta, il territorio, le nostre vallate di montagna e i centri meno vicini agli ospedali, i Comuni di Cuorgnè e Castellamonte hanno stretto un «patto di ferro».
Una comunione d’intenti condivisa con il direttore generale dell’Asl To-4, Stefano Scarpetta, e messa nero su bianco in una lettera inviata all’assessore regionale Icardi dai primi cittadini, Giovanna Cresto e Pasquale Mazza. Si tratta di una presa di posizione importante per chiedere, come spiegato all’assemblea dei sindaci, andata in scena nei giorni scorsi alle Officine H di Ivrea, dall’assessore cuorgnatese, Elisa Troglia, e dal capogruppo di maggioranza castellamontese, Alessandro Musso, la realizzazione di una casa di comunità nel paese delle due torri, vista la sua posizione baricentrica con le Valli dell’alto Canavese. L’Amministrazione comunale di Cuorgnè, per voce di Troglia, ha inoltre ribadito con forza la necessità di riaprire il più presto possibile il Pronto soccorso cittadino.
«Il progetto presentato dall’Asl To-4 per la realizzazione e organizzazione delle strutture sanitarie in seguito agli investimenti del Pnrr prevede a Castellamonte: un ospedale di comunità, con almeno una 20ina di posti letto e ambulatori per visite e strumentali, e di una casa di comunità, entrambe in piazza Nenni (già sede del Nubola) – spiega Alessandro Musso – In aggiunta è prevista l’attivazione sempre all’attuale nosocomio di un Cot: la centrale operativa territoriale che fa da vero trait d’union tra la popolazione e l’azienda sanitaria locale. Come Castellamonte siamo soddisfatti, ma anche consapevoli che questo progetto lascia sguarnita Cuorgnè, già alle prese con la delicata situazione del Pronto soccorso, e quindi anche i Comuni delle Vallate che ruotano attorno al suo ospedale. Per questo, in comune accordo con l’Amministrazione comunale Cresto abbiamo espresso la nostra disponibilità allo spostamento della casa di comunità da Castellamonte a Cuorgnè, mentre ospedale di comunità e Cot previsti nel progetto resterebbero a Castellamonte».
In questo modo si verrebbe effettivamente incontro alle esigenze della popolazione, specia quella anziana, delle Valli, offrendo loro un servizio importante in più. L’unione fa la forza, ma potrebbe non bastare, in questo caso: «Questo nostro intento è stato condiviso anche da Scarpetta e da altri sondaci, come Bruno Riva di Pont Canavese. Siamo in attesa di sviluppi sulla fattibilità perché potrebbero esserci delle difficoltà tecniche – aggiunge Musso – Sono problematiche di spazi e, come evidenziato da Icardi, altre dovute all’impossibilità di realizzare case di comunità in ospedali per acuzie come Cuorgnè. Per questo è stata anche avanzata l’ipotesi di dar vita a strutture più piccole (ad esempio un ambulatorio a Pont Canavese) dipendenti dalla casa di cura di Castellamonte in modo da portare la sanità più vicina alle vallate di montagna».








