ROMA - Sono ore febbrili nei palazzi del Governo per tentare di uscire dalla crisi che ha sancito, la scorsa settimana, l'inizio della fine per il governo Conte. Questa mattina il primo ministro salirà al Quirinale per informare il capo dello Stato, Sergio Mattarella, e per presentare le proprie dimissioni. Solo a quel punto la palla passerà totalmente nelle mani del Presidente della Repubblica. Ecco cosa sta per succedere.
LE DIMISSIONI
Conte va da Mattarella e si dimette. Questa mattina è in calendario un ultimo Consiglio dei Ministri nel corso del quale Giuseppe Conte comunicherà ai ministri la volontà di recarsi al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni. Da quel momento il governo resterà in carica per gli affari correnti.
LE CONSULTAZIONI
Mattarella, una volta confermato in via ufficiale che il premier ha scelto la strada delle dimissioni, aprirà il giro delle consultazioni con i gruppi parlamentari e i leader dei partiti. Un "giro" sostanzialmente breve nel tentativo di risolvere la crisi in pochi giorni, massimo una settimana.
IL CONTE TER
La soluzione più plausibile, al momento, è un re-incarico a Giuseppe Conte che, nel frattempo, dovrà cementare la nuova maggioranza in Parlamento (specie al Senato) dove però serve l'aiuto di un nuovo gruppo, i cosiddetti «costruttori». Senza una nuova stampella, la maggioranza è traballante e di certo non potrà ottenere una fiducia piena al Senato. Non è poi del tutto escluso (la storia politica recente del nostro Paese insegna) un rientro di Italia Viva. In caso di Conte Ter si parlerà di «crisi pilotata».
ALTRE VIE
Se Conte non riuscirà ad ottenere l'aiuto al Senato non avrà sostanzialmente i numeri per continuare a governare. Circostanza che obbligherà Mattarella a proseguire nelle consultazioni, affidando poi l'incarico di formare un nuovo Governo ad altre personalità politiche o tecniche.
E IL VOTO?
Allo stato attuale quella del ritorno alle urne in anticipo di due anni rispetto alla scadenza naturale della legislatura sembra l'ipotesi meno plausibile. Al netto dell'opportunità politica di tornare al voto, il Quirinale sa benissimo che organizzare una tornata elettorale nazionale in tempi di pandemia è un problema anche di carattere sanitario. Senza contare i soldi da spendere per mettere in condizione i cittadini di votare in sicurezza.








