
CASTELLAMONTE - «Ora tocchiamo con mano cosa significa tagliare posti letto, ospedali, personale sanitario. Anche a Torino e in Piemonte dopo che negli ultimi due tre anni, tra le proteste degli utenti e delle comunità locali, sono stati improvvidamente chiusi una decina di ospedali e tagliati 1500/2000 posti letto, siamo arrivati al limite del collasso sanitario». Così Ezio Locatelli, segretario provinciale di Torino e componente della direzione nazionale di Rifondazione Comunista. «In piena emergenza sanitaria (ultimo dato noto: i pazienti in terapia intensiva sono 442 su 500 posti disponibili) non c’è tempo da perdere. Siano riaperti e rimessi in funzione i presidi e i reparti ospedalieri chiusi nel corso degli ultimi anni in modo da rispondere alla domanda di posti letto per le malattie ordinarie e sgravare i reparti e gli ospedali dediti all’emergenza del Covid19».
In Canavese, Rifondazione Comunista sostiene l'appello dell'ex sindaco Bozzello: «Si valuti la riapertura dell’ospedale di Castellamonte per il Canavese - dichiara Cadigia Perini, segretaria del Circolo PRC di Ivrea – l’ospedale di Chivasso è al collasso, quello di Ivrea è a rischio tenuta. Si assicuri agli operatori sanitari la piena sicurezza sul lavoro, gravissimi sono stati i ritardi, e tuttora le carenze, di presidi di protezione individuale per il personale dell’ospedale costretto spesso a soluzioni di fortuna per proteggere sé stessi e le loro famiglie dal contagio»
Rifondazione segnala inammissibili ritardi nell’approvvigionamento di materiali e strumentazioni indispensabili alla cura dei malati e alla messa in sicurezza del personale sanitario e ausiliario. «Ritardi gravissimi e ingiustificati, visto che il Piemonte, rispetto ad altre realtà regionali, ha avuto un lasso di tempo maggiore per potersi organizzare. Ritardi che non hanno certo contribuito a rallentare il numero dei contagi e dei decessi. Si è perso troppo tempo. Adesso basta, si cambi strada. La salute pubblica al primo posto».








