
Sabato mattina un gruppo di esponenti di Casa Pound ha manifestato contro la presenza di donne e uomini che chiedevano l’elemosina tra le file dei banchi del mercato e nei parcheggi di piazza d’Armi. L’episodio ha suscitato immediate reazioni da parte di alcune forze politiche locali e degli esponenti della società civile. Seppure le forze dell’ordine non hanno avuto modo di registrare alcun reato a carico dei partecipanti all’iniziativa, l’amministrazione comunale, attraverso le parole del sindaco, Claudio Castello, ha voluto esprimere il proprio disappunto sulle finalità di questa azione.
«Sono preoccupato e stigmatizzo quanto avvenuto sabato: quello che è successo ricorda una storia già vista. Una storia che noi italiani e noi chivassesi conosciamo bene. Una storia che è cominciata nello stesso modo con gli stessi episodi, con le stesse modalità. Certo i soggetti su cui accanirsi erano diversi. All’epoca si trattava di avversari politici, di ebrei, omosessuali, testimoni di Geova, portatori di handicap, mentre oggi sembra che sia l’extracomunitario la causa di tutti i nostri guai. Questa è una brutta storia che si alimenta con l’indifferenza. Tutte le crisi economiche generano paura, senso di precarietà, divisioni, egoismi e ci sono uomini pronti a “cavalcare” questi sentimenti per poter combattere le proprie guerre e per poter imporre i loro modelli di potere. Noi, invece, abbiamo il compito, come rappresentati delle istituzioni, dello Stato democratico in cui viviamo, di vigilare su quegli episodi che possano mettere a rischio le nostre libertà insinuandosi nella nostra società».
Castello, comunque, sa che quello dei mendicanti al mercato è un problema sentito in città: «Chiedere l’elemosina in Italia non è attualmente un reato. Certo, dobbiamo essere in grado di ascoltare il disagio dei cittadini e trovare adeguate soluzioni ai problemi posti, magari con un impegno maggiore per la sicurezza del territorio. A Chivasso abbiamo realizzato la videosorveglianza con 35 telecamere già attive ed altre10 in via di attivazione, stiamo lavorando con le forze dell’ordine per condividere questa infrastruttura e migliorare la presenza sul territorio. Certo, sappiamo di avere delle limitazioni, che la disponibilità di uomini e di mezzi è insufficiente, ma è proprio questo che dobbiamo chiedere allo Stato e alle Istituzioni. Un impegno maggiore per far sentire al sicuro i cittadini.
Quello della presenza di persone che più o meno insistentemente chiedono denaro è un fenomeno attenzionato da questa Amministrazione e si stanno discutendo le modalità operative per evitare il persistere degli stessi soggetti in alcune zone della città, come l’approvazione di un nuovo apposito Regolamento Comunale che ne consenta l’allontanamento.
Il fenomeno epico dell’immigrazione, l’accoglienza, la solidarietà, sono realtà a cui non è possibile sottrarsi e che comunque non devono prescindere dal rispetto della legalità e delle regole, ma che i problemi di sicurezza di Chivasso siano determinati dalla presenza di una decina di persone che chiedono l’elemosina è, quantomeno, ridicolo. Forse il problema, quello vero, è ancora, purtroppo, il colore della pelle. E se si tratta di questo non possiamo che essere indignati per episodi che sono assimilabili alla discriminazione razziale».








