CASTELLAMONTE - Vespia e ambiente: «Non riaprite quella discarica»

La discarica di Vespia fa sempre paura. Torna d’attualità il futuro del sito di stoccaggio dei rifiuti realizzato dall'Asa tra le frazioni Campo, Muriaglio e Preparetto di Castellamonte. Un altro ramo dell'ex consorzio pubblico che, dopo la cessione, non ha più riaperto i battenti. Dopo l’ennesimo summit convocato a Torino dall’autorità d’ambito dei rifiuti, è arrivato l’ultimatum. «Diciamo che dall’Ato-R è partita l’ultima chiamata – conferma il vicesindaco Giovanni Maddio – perché i lavori stanno andando per le lunghe e l’impianto non è ancora attivo». La provincia ha anche autorizzato un ampliamento dell’attuale montagna di rifiuti ma, in base alle nuove normative, la società «Agrigarden», che ha preso in gestione il sito, ha posto delle condizioni per far quadrare il piano economico. 

 
«Al momento non c’è accordo sulla quota destinata al Comune – dice Maddio – ci spetterebbero otto euro a tonnellata d’indennizzo. La società ci ha chiesto di scendere a cinque per far quadrare i conti». Tutto questo se i lavori di bonifica termineranno in tempi brevi: «Restano molte perplessità – conferma il vicesindaco – stiamo verificando se le prescrizioni del piano di caratterizzazione sono state rispettate». Il comitato «La voce dei monti pelati», invece, chiede che la discarica resti chiusa. «Le indagini dell’Arpa hanno fornito esiti preoccupanti – dicono dal comitato – il sito di Vespia va bonificato e chiuso definitivamente perché è pericoloso». Se Agrigarden non dovesse terminare i lavori, però, è più probabile che la Città metropolitana annulli il bando e ne presenti uno nuovo di zecca per ricominciare l’iter e arrivare comunque alla riapertura della discarica. 
 
Giovedì, a palazzo Antonelli, il Comune ha incontrato proprio i cittadini delle frazioni e i referenti del comitato. I residenti hanno ribadito la loro perplessità sulla riapetura dell'impianto. Anche perchè le rilevazioni dell'Arpa non hanno escluso la possibilità che la montagna di spazzatura stia già inquinando pozzi e falde della zona dal momento che la manutenzione ordinaria, per anni, non è stata portata a termine.