
Manifesti anonimi contro il parroco che accoglie i migranti. Sono comparsi l'altro giorno in pieno centro a Castellamonte. Destinatario, oltre all'arciprete don Angelo Bianchi, anche il privato cittadino che ha messo a disposizione la propria casa per ospitare i profughi, il premier Matteo Renzi e Papa Francesco. Volantini ironici ma non troppo che ripetono quello che in città, ormai, è un ritornello sempre d'attualità: «Per i migranti c'è posto, tanto paghiamo noi». Con tanto di foto dei bersagli di turno. Il riferimento, ovviamente, va ai 26 migranti che da oltre un mese si trovano in frazione Spineto, facenti parte di un progetto seguito direttamente dalla parrocchia di Castellamonte su indicazione della diocesi di Ivrea. Complessivamente sono una sessantina i profughi ospiti a Castellamonte, compresi quelli che si trovano in strutture che fanno riferimento a diverse cooperative del territorio.
«Iniziative di questo tipo scivolano sul piano inclinato dell’indifferenza – dice don Angelo Bianchi – se qualcuno ha qualcosa da dirmi, mi mostri il suo volto in modo che possa spiegargli le mie ragioni. Non saranno queste iniziative a farmi cambiare idea. Il progetto va avanti». Nessun ripensamento, insomma. Anche in parrocchia erano consapevoli delle difficoltà legate all'integrazione. In altri paesi della zona, le reazioni dei residenti hanno convinto al diocesi a dirottare i migranti altrove. «Se qualcuno si illude che con due fogli e qualche pubblicazione su Facebook si fermi il flusso migratorio non sa in che mondo vive», sentenza l'arciprete di Castellamonte.
Il sindaco Paolo Mascheroni, l’altra mattina, informato dei manifesti, li ha fatti subito rimuovere dai cantonieri e dagli agenti della polizia municipale.












