CASTELLAMONTE - L'Asa ha chiuso dopo quattro anni di agonia
Quella dell’Asa è la storia di un fallimento politico senza precedenti. Dopo quattro anni di agonia, ora si può dire: l’Asa è morta. E’ ufficiale. La firma sul contratto di servizio tra Consorzio Canavesano Ambiente e Teknoservice ha di fatto sancito la chiusura dell’azienda di strada del Ghiaro. Da questa mattina anche i capannoni di Castellamonte passano alla Teknoservice.
 
Dell’Asa restano un cumulo di macerie, 84 lavoratori licenziati e, soprattutto, milioni di euro di debiti. Che i Comuni, soci del consorzio, saranno chiamati a stanziare, nei prossimi mesi, per far fronte alle (legittime) richieste dei creditori. L’Asa è morta ma il suo fardello, come da pronostico, se lo dovrà dividere, ancora una volta, il territorio.
 
Restano a lavorare 128 dipendenti nel ramo rifiuti. 12 nel ramo energia e 3 in discarica. Sono i numeri, impietosi, di un accordo stipulato in extremis, dopo l’ennesima giornata di trattative. Meglio di niente, ovvio, ma non quello che la politica locale aveva garantito. E’ dal 2008 che la situazione debitoria dell’Asa è nota a tutti. I Comuni hanno prima votato la ricapitalizzazione del consorzio, nel 2009, poi voltato le spalle all’azienda, lasciando che il debito diventasse una vera e propria voragine.
 
Poi è stata la volta dell’Aec, la fantomatica nuova società dei Comuni. Annunciata nel marzo del 2010 e nata, per davvero, solo nell’estate del 2012. Troppo tardi per combinare qualcosa. Anche quel carrozzone è finito nel dimenticatoio. Nella schiera dei tentativi falliti di salvataggio (anche se, ufficialmente, l’Aec esiste ancora perché alcuni sindaci si sono “dimenticati” di liquidarla…).
 
15 ottobre 2013. Giornata storica, purtroppo. L’Asa non c’è più. Seguiranno, questo è ovvio, inchieste penali, procedimenti alla corte dei conti e processi in tribunale. L’unica certezza, per ora, è che l’azienda è crollata su se stessa. Affossata, più che dai debiti, dai suoi stessi soci.
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