
CASTELLAMONTE - Ospite d'eccezione, l'altra sera ai Tre Re di Castellamonte, per il Rotary club Cuorgnè e Canavese che ha avuto l'occasione di dialogare con Domenico Quirico, giornalista del quotidiano La Stampa, inviato di guerra e grande esperto di geopolitica. Si è parlato della guerra in Ucraina, degli sviluppi futuri del conflitto e di quanto il mondo sia già cambiato da quando la Russia ha iniziato l'invasione. Serata di grande interesse, visto l'argomento di forte attualità. Le parole di Quirico hanno disegnato scenari indubbiamente poco rassicuranti. Ecco una sintesi del suo intervento.
Ucraina, la guerra impossibile
«La guerra in Ucraina era considerata impossibile fino a qualche mese fa perchè si era maturata la convinzione che non fosse possibile in questo luogo del mondo. E dire che questo è stato il continente più sanguinoso della storia. Le due guerre mondiali bastano per attribuirgli il titolo. L'Europa è poi diventata il continente della pace e per questo era considerata una guerra impossibile. Eravamo abituati a guardare in tv le guerre degli altri. Poi all'improvviso è comparso un tizio russo per dire che le sue corazzate stavano combattendo in Ucraina. Lo shock è stato un milione di volte più forte rispetto ad altre guerre perchè questo è un conflitto tra europei, non soltanto dal punto di vista geografico».
L'obiettivo di Putin
«Lo scopo dell'attacco non sono alcuni chilometri di territorio ucraino come si è pensato per un certo periodo. Lo scopo di Putin è diverso. E' ottenere, attraverso la guerra in Ucraina, il riconoscimento di grande potenza globale. Un riconoscimento che ritiene gli sia stato sottratto nel 1989. Oggi vuole avere lo status di grande potenza al pari di Usa e Cina. Per vent'anni ha impegnato energie e politica e concezione autoritaria dello Stato, oltre alla sua economia, per questo obiettivo. Ai russi ha promesso di rinnovare la potenza del paese come era fino al 1989. Fino a quando questa promessa rimarrà in piedi non ci sarà nessuno che lo farà cadere».
Spartizione a tre
«L'unico interlocutore di Putin in questo contesto è Biden. Quello che vuole Putin è che Biden lo chiami per ridiscutere gli equilibri globali del mondo. Putin, Biden e il premier cinese. Una Yalta del terzo millennio perchè quella del secolo precedente è stata cancellata dal crollo dell'Unione Sovietica. "Ci ritroviamo e ci spartiamo la torta. Questo è mio, quello è tuo, quello è dell'altro". E andiamo a creare delle zone intermedie in cui nessuno deve entrare e che serviranno come cuscinetto se a qualcuno viene in mente di invadere l'altro. La Russia ha bisogno come tutti i paesi che hanno spazi sterminati senza ostacoli fisici da superare, di avere delle zone cuscinetto dove poter rallentare l'eventuale invasione nemica e dargli il tempo di organizzare la difesa. Tutti i paesi dell'ex Unione Sovietica facevano parte di quei territori. Con la caduta dell'Urss sono diventati tutti indipendenti, Ucraina compresa. E questo non è più accettabile per la Russia».
Pericolo nucleare
«Quello che la rende questa guerra pericolosa è che, diversamente dal passato, c'è il pericolo del nucleare. Durante la guerra fredda, eccezion fatta per la crisi di Cuba, l'uso della bomba non è mai stato in discussione. Usa e Unione Sovietica hanno combattuto diverse guerre nei decenni ma hanno sempre accuratamente evitato di mettere in discussione quella linea. Ora non credo che questo sia più vero. C'era molto più da fidarsi dell'apparato Urss di quanto ci si possa fidare di Putin. L'Unione Sovietica era uno stato dittatoriale e autoritario ma aveva un meccanismo di gestione del potere collegiale. I dissidenti finivano comunque in Siberia ma le decisioni fondamentali venivano prese attraverso un meccanismo di allargamento della scelta. Comitato centrale, segretario centrale e tutta una serie di passaggi nell'apparato che rendevano questa possibilità apocalittica molto difficile. E in Usa, stato democratico, l'idea non è nemmeno contemplata. Oggi il meccanismo autoritario della Russia di Putin è personale. Le decisioni che contano le prendono forse in due o tre persone. Non c'è una scala di scelta e questo può determinare il "perchè no" anche all'uso delle armi nucleari».
Nelle mani degli Usa
«Contrariamente a quanto si legge, Putin non è certo in un delirio. E' un mediocre ma estremamente lucido calcolatore. Il problema è che dall'altra parte, ovvero quella americana, il gioco è a specchio. L'Europa non conta nulla, ovviamente. Gli americani, appena usciti da una sconfitta epocale in Afghanistan, hanno intravisto nell'attacco all'Ucraina la possibilità concreta di restituire il favore. Usare l'Ucraina per indebolire la Russia. Almeno all'inizio. Successe già in Afghanistan quando l'invasore era l'Unione Sovietica. In quell'occasione gli Usa armarono gli islamisti locali, i mujahidin. La morte dell'Unione Sovietica è iniziata sulle montagne dell'Afghanistan quando la forza bellica dell'Urss si scontrò con un esercito in ciabatte. L'idea Usa era quella di ripetere l'esperimento in Ucraina. Dal punto di vista militare poteva anche essere una buona idea: far fare agli Ucraini il lavoro sporco contro la Russia. Dal punto di vista morale una cosa spregevole».
Obiettivo: annientare Putin
«C'è stato però uno sviluppo nell'atteggiamento americano. Prima hanno sabotato qualcunque tentativo di mediazione (Putin genocida, Putin macellaio, Putin vuole invadere l'Europa e così via). Adesso sono passati a una fase superiore. Dal materiale difensivo fornito all'inizio che ha giustificato l'entrata in guerra, adesso siamo passati al materiale offensivo. Austin è stato chiaro l'altro giorno: "Noi vogliamo far vincere gli ucraini". Che non è una frase a caso. Perchè non basta mandargli i carri armati in disuso. Servono ben altri mezzi. La chiamata a Ramstein dell'altro giorno è una chiamata alle armi. Non solo della Nato visto che c'erano anche altri paesi. L'obiettivo è costruire un'armata contro la Russia. Lo scopo degli Usa non è salvare l'Ucraina. Lo scopo degli Stati Uniti è annientare Putin. Austin è stato chiaro: "Vogliamo impedire che la Russia possa avere una forza bellica tale da mettere in pericolo i vicini". Oggi la potenza operativa del nuovo esercito russo potrebbe anche non essere di altissima gamma. La potenza distruttrice e annientatrice è invece spaventosa. Gli ucraini ne hanno provato forse l'un per mille. L'unico esempio è Mariupol dove non è rimasta in piedi neanche una casa».
Il mondo è cambiato
«Le trattative non sono possibili al momento. Anche perchè, da parte Usa, il riconoscimento della potenza russa significa rendere esplicito il proprio indebolimento. "Prima c'eravamo solo noi, ora siamo in tre": non è accettabile. Dal 1989 in poi gli Usa hanno costruito l'idea di un mondo che fosse totalmente a loro immagine e somiglianza. Inventandosi anche i motivi per andare in guerra, in certe situazioni. Putin e la Cina sono due tasselli che bisogna affrontare in altro modo. E forse è arrivato il momento di Putin. Di certo, l'idea che ci siamo fatti che il mondo si fosse aperto e che fosse possibile incontrare chi volevamo e andare dove volevamo, è già morta. Quel mondo è finito due mesi fa e non rinascerà. Sulla globalizzazione ci possono già scrivere i libri di storia. Ma non solo in termini di merci ed economia. L'apertura delle mente, il senso di essere tutti in un grande dibattito a livello mondiale è un mondo che non esisterà più, decapitato da questa guerra. Ora si ragionerà in termini di forza e di eserciti. Non servirà più a nulla il Pil e quanto si crescerà economicamente. Si conteranno corazzate e portaerei. La stessa Cina ha iniziato a costruire basi navali e portaerei rendendosi conto che la supremazia economica non sarà sufficiente nel nuovo ordine mondiale. Questa è la storia degli anni '50 che si ripete, il mondo della Guerra Fredda che torna prepotentemente attuale».








