CASTELLAMONTE - Ex Asa: 70 famiglie in mezzo a una strada
Abbandonati da tutti: dai sindacati, dal commissario Ambrosini e dalle istituzioni. Sono i 70 «esodati» dell’Asa, i dipendenti che dal 15 ottobre scorso, a causa del fallimento del consorzio pubblico, hanno perso il posto di lavoro. I corsi di reinserimento lavorativo promessi dalla Regione e dalla Provincia non sono mai partiti, gli arretrati (tredicesime, ferie, Tfr) non soni stati pagati e la mobilità scade il 15 ottobre. Tra dieci giorni settanta famiglie si ritroveranno definitivamente in mezzo a una strada. 
 
Impiegati, elettricisti, centralinisti, addetti alle pulizie. Un mosaico di impieghi in quella che, una volta, era l’azienda pubblica più grande (e florida) dell’area altocanavesana. Una società affossata da un maxi debito di 80 milioni di euro. «Chi ci doveva tutelare si è dimenticato di noi – dicono gli ex dipendenti Asa – persino il commissario Ambrosini è sparito nel nulla e con lui i soldi che ci spettano. Tutti gli accordi sottoscritti sono stati puntualmente disattesi». Un grido d’allarme per i 70 esodati che, nell’ultimo anno, sono andati avanti con 400 euro al mese. Dal 15 ottobre non avranno nemmeno più quelli.
 
La procedura commissariale, che da oltre quattro anni si occupa dell'Asa e del suo destino, sembra essere sparita nel nulla. Come i soldi che gli ex dipendenti, secondo gli accordi firmati, avrebbero dovuto percepire. A giugno doveva tenersi l'incontro decisivo. Non si è mosso nulla. Nessuno è mai stato convocato dalla procedura. Nemmeno i sindacati che, in questo senso, non hanno mosso un dito. Non ha aiutato nemmeno il cambio della giunta regionale (in campagna elettorale diversi ex assessori sono passati da Castellamonte promettendo miracoli anche per gli esodati) e la scomparsa della Provincia. Alla fine, però, chi paga sono solo gli ex lavoratori.