
Una «fotografia» dell’alto Canavese (in crisi) per proporre soluzioni in grado di risollevare l’intero territorio. Ci provano la Cgil e lo Spi che, numeri alla mano, confermano: «Questo è un territorio in declino». Il sindacato, che ha presentato l'iniziativa a Cuorgnè, distribuirà 500 questionari ad altrettanti pensionati residenti nei Comuni della zona. Di questi solo 200 ad iscritti dello Spi. Poi il questionario sarà riproposto anche ad associazioni del territorio, sindaci, organizzazioni di categoria e imprenditori. «La ricerca servirà a determinare con puntualità quelle che sono le esigenze e le carenze di questo territorio – dice Alfredo Ghella, segretario dello Spi-Cgil del Canavese – solo in questo modo potremo proporre delle soluzioni concrete».
Una sorta di indagine sociale che sarà elaborata dai volontari del sindacato e dall’associazione Ires. I primi risultati sono attesi già a marzo. «Le risposte insufficienti di pubblico e privato hanno generato uno spopolamento di questo territorio – dice Claudio Stacchini – ci sono delle enormi potenzialità non sviluppate, dal settore manifatturiero e quello del turismo». Servono però proposte e idee fattibili. Fin qui, le speranze di voltare pagina si sono arenate in progetti faraonici (e quindi non realizzati) e carenze strutturali (come la viabilità ferma agli anni settanta).
Secondo la Cgil, il territorio dell’alto Canavese (Valchiusella compresa) è in crisi ormai dal 2011. In questi anni hanno chiuso almeno 200 aziende medio-grandi con una perdita di posti di lavoro, nella sola area che da Cuorgnè sale fino a Sparone, di almeno 2000 unità. Per contro la popolazione è in costante decrescita e l’indice di vecchiaia è molto più elevato di quello che, in media, si registra in tutto il resto del Piemonte. Lo confermano anche i dati dei redditi che risultano bel al di sotto della media della provincia di Torino che si assesta sui 2300 euro procapite. «Purtroppo, a questa situazione difficile – dice ancora Ghella – si sommano le scelte delle amministrazioni del territorio. I Comuni, ad esempio, nell’ultimo triennio, hanno destinato alla spesa sociale risorse molto basse». Il 9,9% della spesa totale a Rivarolo, l’8,9% a Cuorgnè e appena il 6,5% a Castellamonte a fronte di una media provinciale che supera il 16,5% nel capitolo della spesa corrente.








