
Un unico grande consorzio dei servizi socio assistenziali per i 190 mila abitanti del Canavese. E’ la strada che potrebbero intraprendere, già nelle prossime settimane, i tre consorzi che, oggi, si dividono il territorio: «In.Rete» per Ivrea e l’eporediese, il «Ciss 38» per il Canavese occidentale (che ha sede nell'ex Manifattura di Cuorgnè, nella foto) e il «Cissac» per l’area di Caluso. «E’ stato chiesto ai sindaci soci dei vari consorzi di dare il via libera a un primo tavolo tecnico – ha confermato l’altro pomeriggio il presidente del Ciss 38, Carla Boggio – si discute di unificare i distretti in un unico consorzio da 190 mila abitanti. Siamo solo agli albori, prima bisogna capire se è fattibile».
I sindaci dell’alto Canavese si sono detti disponibili ad avviare il tavolo tecnico, aderendo quindi alla proposta arrivata da Ivrea. Più scettici i primi cittadini dell’area di Caluso. «Si tratta di una fase preliminare – dice il sindaco di Locana, Giovanni Bruno Mattiet – sinceramente non vedo perché opporsi. Il confronto può essere positivo. Il nostro territorio si è già separato troppe volte da Ivrea con esiti, a volte, nefasti». Con riferimento, ovviamente, al divorzio sulla raccolta rifiuti e al successivo tracollo del consorzio pubblico Asa.
«Siamo aperti al confronto – aggiunge Carla Boggio – metteremo sul tavolo tutti i dati in nostro possesso per capire se ci sono i margini per andare avanti su questa strada». Raggruppare in un unico consorzio le tre anime dell’area canavesana potrebbe significare un peso specifico maggiore, da parte dell’intero territorio, nella delicata partita che, ogni anno, si gioca sui contributi regionali dedicati ai servizi socio assistenziali. Senza contare la non trascurabile opportunità di uniformare anche le tariffe e i servizi che i consorzi offrono ai cittadini in difficoltà.








