CANAVESE - Il sindaco Aldo Querio Gianetto contro Draghi: «Se ne vada»

COLLERETTO CASTELNUOVO - Aldo Querio Gianetto, già sindaco no-pass nei mesi scorsi, scende di nuovo in campo questa volta sulla crisi di Governo e, insieme ad altri primi cittadini, in risposta alla presa di posizione di migliaia di amministratori in tutta Italia a sostegno del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, interviene per invitare il premier a non fare passi indietro e a confermare le sue dimissioni. Siamo a meno di 24 ore dal passaggio parlamentare che sancirà la fine del Governo o la sua prosecuzione fino alla fine della legislatura. 

«Assistiamo ad una presa di posizione da parte di alcuni sindaci, che si sono espressi a sostegno dell'azione del Governo Draghi, chiedendogli di ritirare le dimissioni - dice il sindaco di Colleretto Castelnuovo - eppure questo è sempre lo stesso Presidente del Consiglio che ha, sin dal suo insediamento, svilito, umiliato e mortificato la rappresentanza parlamentare, rendendo il Parlamento un luogo inutile, ignorando la voce dei cittadini nelle strade e ignorando anche la nostra voce degli amministratori. Ci ritroviamo con migliaia di attività, che non hanno più riaperto,  imprenditori e famiglie ridotte sul lastrico e migliaia di imprese sofferenti (...). Bollette energetiche che triplicano, creando le condizioni di una inflazione galoppante, che dovranno pagare le aziende, i lavoratori, le famiglie e i pensionati. Il costo dei carburanti che ha raggiunto delle punte mai toccate, senza peraltro essere giustificato dal rapporto del costo del petrolio al barile».

E ancora: «Dulcis in fundo il fallimento prevedibile del piano nazionale di ripresa e resilienza che preferiremmo chiamare Piano Nazionale di Rovina e Rapina, consistente principalmente in una serie di elargizioni ai vari enti, configurabili come mancette elettorali a debito, che non prevede nessun tipo di intervento strutturale utile per il paese. Viene creato il nuovo debito, vengono finanziati, frettolosamente e senza programmazione, interventi non strutturali e non risolutivi dei problemi reali».

«La verità di una povera Italia che sotto il governo Draghi, sostenuto da un’accozzaglia di partiti che fino a poco prima si sono sempre professati distantissimi l’uno dall’altro, ha vissuto e vive uno dei punti più bassi della sua storia culturale, sociale, economica. Sono questi i motivi principali, perché ce ne sarebbero altri, tanti, che impongono a noi sindaci e amministratori di bilanciare l’apertura di credito fatta dai nostri colleghi. Nel ringraziarla con garbo istituzionale però la esortiamo a non ritornare sulle sue decisioni. L’Italia senza di Lei saprà sicuramente rimarginare meglio le ferite che ha sul suo corpo, sia quelle causate da lei sia quelle causate da chi l’ha preceduta».