CANAVESE - Guerra in Ucraina e caro energia: le aziende canavesane in forte sofferenza rischiano di nuovo la crisi

IVREA - Come è purtroppo ormai noto in questi ultimi mesi i settori manifatturieri italiani si trovano a fronteggiare un drammatico aumento dei costi delle commodity energetiche, con particolare riferimento al prezzo del gas naturale e dell’elettricità. Tali aumenti si scaricano soprattutto sulle imprese industriali: il caro-energia, infatti, si traduce in una brusca compressione dei margini operativi data la difficoltà di trasferire ai clienti i rincari delle commodity. Questa criticità si va a sommare all’aumento del costo delle materie prime, all’aumento dei costi legati all’esportazione, ai tempi di consegna e alla difficoltà del reperimento della manodopera. Una serie di gravi ostacoli alla produzione che rischiano di penalizzare e compromettere drasticamente la ripresa economica. 

Anche molte imprese canavesane sono state colpite da questi aumenti vertiginosi e si trovano costrette a dover fronteggiare una situazione di grande sofferenza. Una situazione molto complessa che tocca in particolare alcuni tra i settori produttivi trainanti dell’economia canavesana, come la meccanica, lo stampaggio dell'acciaio e i trattamenti termici, che necessitano quotidianamente di un forte consumo di energia e che pertanto stanno risentendo maggiormente dei rincari in atto e l’attuale situazione di conflitto in Ucraina non farà che aggravare la situazione.

Il 21 gennaio scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Sostegni Ter che introduceva una serie di misure per contenere gli effetti relativi all’aumento dei prezzi delle materie energetiche tra cui l’annullamento temporaneo delle aliquote relative agli oneri generali di sistema, il riconoscimento di un credito d’imposta a favore delle imprese energivore e alcuni interventi emergenziali sull’elettricità prodotta da impianti a fonti rinnovabili. Un decreto che, però, ha lasciato completamente insoddisfatto il mondo industriale italiano. «Fondamentalmente il Decreto non recepiva le proposte di Confindustria, ma conteneva interventi spot non risolutivi, rispondenti a una logica temporanea e non strutturale (come invece Confindustria aveva proposto) e soprattutto privi di una visione di lungo termine oggi invece indispensabile», spiega Patrizia Paglia, presidente di Confindustria Canavese. 

Per tale ragione Confindustria ha lanciato un ulteriore grido d’allarme esprimendo la necessità di apportare correzioni al dl Sostegni-ter adeguate alle esigenze delle imprese e il 18 febbraio scorso il Governo ha varato un nuovo decreto con l’obiettivo di calmierare ulteriormente l’impatto dei prezzi dell’energia. La nuova misura replica per il secondo trimestre, le misure di contenimento dei rincari di luce e gas per famiglie e imprese già adottate nel primo. Al contempo introduce alcuni positivi interventi strutturali per lo stoccaggio e per l'aumento della produzione di gas nazionale. Si replica una linea di intervento congiunturale, che risulta efficace solo se l’incremento dei prezzi non presenta, come invece si teme, carattere strutturale e quindi si ravvisa la necessità di considerare un intervento temporale più lungo. «Il nuovo Dl è un buon passo in avanti, ma non risulta ancora sufficiente», commenta Patrizia Paglia. 

Confindustria si augura che ci sia spazio anche nel settore elettrico per interventi di carattere strutturale, con un orizzonte temporale più lungo. Pur rispondendo, infatti, in parte alla situazione di emergenza in atto, il provvedimento rinnova però misure di carattere temporaneo nel settore elettrico, significative i termini di importi, ma con un orizzonte trimestrale (azzeramento degli oneri di sistema per il secondo trimestre 2022; riduzione dell’IVA e degli oneri generali nel settore del gas). Alcune delle misure appena varate necessitano, cioè, di essere ancora perfezionate.