CANAVESE - Crisi automotive, aziende in difficoltà. Confindustria Canavese: «Serve un piano nazionale di rilancio»

CANAVESE - Se il 2020 è stato un anno terribile per il settore auto, con l’emergenza sanitaria che ha acuito la crisi del comparto, il nuovo anno purtroppo non si apre sotto i migliori auspici: il settore, infatti, registra un calo della produzione nel mese di gennaio (-14% secondo i dati pubblicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) e gravi difficoltà di approvvigionamento relativamente ai materiali in acciaio, alle materie prime e ai microprocessori (elementi essenziali delle componenti elettroniche dei veicoli) con conseguente allungamento delle tempistiche di consegna e rallentamento dei flussi produttivi. ANFIA (l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), con una nota stampa del 10 febbraio, oltre a evidenziare tale difficoltà rileva anche un forte rincaro per acciaio e materie prime plastiche.

Secondo quanto riportato da ANFIA, in riferimento ai microprocessori, la carenza di offerta sul mercato ha già costretto diversi produttori di autoveicoli e fornitori di primo livello al fermo produttivo di alcuni stabilimenti in Europa. Laddove questa circostanza – perlopiù riconducibile al ridimensionamento dei volumi produttivi di un’azienda leader del settore nel Far East – dovesse prolungarsi, il rischio di un impatto negativo sulla filiera automotive europea in termini occupazionali è molto alto e andrebbe a sommarsi alle criticità già in essere in questa delicata fase di gestione della pandemia da Covid-19. Sia per l’acciaio, che per le materie prime plastiche, pur trovandoci di fronte ad un fenomeno che lo squilibrio tra domanda e offerta lasciava presagire già a fine 2020, a preoccupare sono le proporzioni acquisite nelle ultime settimane, in cui la scarsa disponibilità dei materiali in questione sta facendo pericolosamente allungare le tempistiche di consegna, in alcuni casi addirittura triplicate, minacciando la capacità delle aziende di soddisfare la domanda finale dei clienti, con conseguenti ritardi, e rischiando di causare rilevanti perdite economiche.

A queste problematiche si aggiunge la sentenza del 13 febbraio con la quale il Tar della Puglia ha stabilito che gli impianti siderurgici dell’ex Ilva restino spenti per 60 giorni in quanto fonte di emissioni. Tale sentenza mette in seria difficoltà le intere le filiere della manifattura italiana che ne hanno necessità. Confindustria ha rivolto un appello al Governo per chiedere di evitare tale spegnimento anche perché tale decisione porterebbe a un sicuro e rilevante aggravio della bilancia commerciale nazionale, dato che occorrerebbe importare l’acciaio dall’estero in una già difficile congiuntura per la siderurgia a livello mondiale. 

«Nel 2020 i drammatici effetti del Coronavirus si sono aggiunti a quelli già esistenti legati al grave calo della domanda a livello mondiale, causando una drastica riduzione del fatturato per tutte le nostre aziende - dichiara Patrizia Paglia, presidente di Confindustria Canavese - il nuovo anno purtroppo si apre all’insegna dell’incertezza con una domanda che stenta a ripartire. Le difficoltà riguardanti gli approvvigionamenti rappresentano un’ulteriore difficoltà che frena le prospettive di crescita di un comparto che ha grandissimo peso sull’economia del nostro Paese».

«In una congiuntura già molto fragile non ha inoltre giovato la recente crisi di Governo. La speranza è che al più presto l’Italia possa trovare quella stabilità necessaria per mettere in atto misure fondamentali per stimolare il potenziamento e la modernizzazione della filiera. L’automotive è tuttora uno dei settori manifatturieri più importanti del territorio e la Confindustria del Canavese lavora costantemente con le istituzioni per fare in modo che le imprese ricevano il supporto necessario per restare competitive e per affrontare al meglio quel percorso di trasformazione e di innovazione oggi assolutamente vitale per la loro sopravvivenza. E’ tuttavia necessario che venga sviluppato al più presto un piano nazionale di rilancio dell’intera filiera».