
CANAVESE - Servono almeno cento medici di base nei 550 Comuni montani del Piemonte. Questo il dato da cui parte l’interrogazione che il consigliere dei Moderati Silvio Magliano ha rivolto in aula alla giunta Cirio, con cui ha chiesto in che modo la Regione intenda sostenere e incentivare i medici di medicina generale a lavorare nelle zone montane. In Piemonte c’è un medico ogni 1.350 abitanti, ma in montagna le carenze sono maggiori, aggravate dal numero massiccio – circa 900 – di medici che negli ultimi anni sono andati in pensione.
«Ad aprile 2022 la Regione ha pubblicato le zone carenti di assistenza primaria – ha risposto con una nota l’assessore Luigi Icardi - Il 3 ottobre, abbiamo emanato un nuovo provvedimento che consente ad altre due tipologie di candidati di concorrere per tutte le zone carenti non assegnate. Qualora non dovessero essere nuovamente affidate le sedi, la Regione pubblicherà un ulteriore provvedimento per consentire agli iscritti al corso di formazione di medicina generale di diventare medici di base. Inoltre, tra le misure adottate a livello regionale, c’è quella con cui si consente ai medici, per un tempo massimo di 18 mesi, di coprire un maggior numero di pazienti, passando dai 1500 stabiliti a livello nazionale ad un tetto massimo di 1800. Inoltre, nel caso in cui un medico che accetti l’incarico non apra effettivamente lo studio, la Regione procede alla riconvocazione dei medici che avevano inoltrato la richiesta per il medesimo ambito territoriale, dando la possibilità ad altri di concorrere».
A parlare del problema c’è anche Marco Bussone, presidente nazionale Uncem: «Bisogna aumentare il numero di specializzazioni, di posti nei concorsi e intervenire sul pubblico. Occorre valutare un passaggio di tutti i medici di medicina generale sotto le ASL di competenza, anche evitando che le Case della Salute delocalizzino verso il basso i servizi ambulatoriali: il medico chiude lo studio in un Comune più in alto per andare solo nella casa della salute, è un fallimento del sistema. Ecco perchè moltissimi Comuni garantiscono lo studio medico gratuito in uno spazio pubblico, perché questo incentiva i medici a non andare via dai comuni più piccoli. Il Ministero deve intervenire e lavorare in contatto con Regioni ed enti locali».








