CANAVESE - Appendino condannata per i fatti di piazza San Carlo. Appello dei sindaci: «Non ci si può condannare per aver fatto il nostro lavoro»

CANAVESE - La condanna della sindaca di Torino, Chiara Appendino, per i fatti di piazza San Carlo, ha provocato una reazione corale e immediata dei sindaci italiani: in 2018, nello spazio di poche ore, hanno sottoscritto un appello del presidente dell’Anci, Antonio Decaro, per sollecitare il parlamento a una revisione del Tuel.

Tra loro i sindaci di Comuni grandi e piccoli, del Sud e del Nord, amministratori di ogni orientamento politico: dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi, a quello di Milano, Beppe Sala, dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, a quello di Cagliari, Paolo Truzzu, dal sindaco di Firenze, Dario Nardella, al sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. Aderiscono i sindaci di tutti i capoluoghi, da Monza (Dario Allevi) a Novara (Alessandro Canelli) da Prato (Matteo Biffoni) a Messina (Cateno De Luca), a Lecce (Carlo Salvemini).

Tantissime le firme di sindaci di Comuni piccoli e piccolissimi, piemontesi e sardi, abruzzesi e veneti, siciliani e lombardi. Tra loro anche il sindaco di Chiuduno e responsabile degli enti locali della Lega, Stefano Locatelli, e il  sindaco di Valdengo e vicepresidente vicario dell’Anci, Roberto Pella. Non una semplice iniziativa di solidarietà, quindi, ma una chiamata all’azione.

«Non chiediamo immunità o impunità - è scritto nell’appello - non dubitiamo del lavoro dei magistrati e rispettiamo il dolore dei parenti delle vittime. Ma domandiamo: possono i sindaci rispondere personalmente e penalmente di valutazioni non ascrivibili alle loro competenze? Possono essere condannati per aver fatto il loro lavoro?».

Numerosi i sindaci del Canavese che hanno firmato l'appello. Tra questi Roberto Andriollo sindaco di Rivara, Paolo Bodoni sindaco di Brandizzo, Loredana Devietti sindaco di Ciriè, Massimiliano Gagnor sindaco di Levone, Fulvio Gallenca sindaco di Foglizzo, Gabriella Laffaille sindaco di Rueglio, Giovanni Ponchia sindaco di Montanaro, Fabrizio Salono sindaco di Villareggia, Enrico Vallino sindaco di Rivarossa.

Questo l'appello dell'Anci.

«La condanna di Chiara Appendino pone ancora una volta il Paese di fronte a un problema enorme: in questo contesto di leggi e regolamenti diventerà sempre più  difficile fare il mestiere di sindaco.  

Un problema che Anci ormai da anni ha posto all’attenzione del governo e del parlamento.

Possono i sindaci rispondere personalmente, e penalmente, per valutazioni non ascrivibili alle loro competenze? Possono i sindaci continuare a essere i capri espiatori, le uniche istituzioni sulle quali si scarica il peso di scelte dalle enormi responsabilità? Possono essere condannati perché fanno il loro lavoro?

Qualche anno fa, in una assemblea congressuale dell’ANCI, un gruppo di piccoli Comuni scelse una frase di Ibsen per compendiare i contenuti di un documento /denuncia. 
“Una comunità è come una nave; chiunque dovrebbe essere preparato a prendere il timone”. 

Questa condizione che rappresenta l’essenza stessa della nostra democrazia, in quanto diritto di tutti a guidare la propria comunità rischia di trasformarsi in un grande paradosso perché, soprattutto nelle piccole comunità, è diventato persino difficile trovare persone disposte a svolgere il ruolo di Sindaco, perché prevale, sempre più spesso, il timore di rimanere travolti da norme di difficile applicazione, a volte incomprensibili perché magari pensate o scritte da chi non si è mai confrontato con il duro lavoro di sindaco.

Noi dobbiamo vivere quotidianamente, soprattutto in questo particolare momento, nella trincea delle azioni orientate alla crescita sociale ed economica delle comunità e non possiamo rimanere immobilizzati dalla paura di apporre una firma o autorizzare una procedura. Non ci spaventa lavorare né rispettare le regole, purché queste siano eque e rispettose delle differenze tra il livello gestionale e quello dell’indirizzo politico anche sul piano delle responsabilità penali.

Chiara Appendino, alla quale va tutta la nostra vicinanza e solidarietà, è stata condannata per una vicenda che chiama in causa tutti noi nell’esercizio quotidiano del nostro lavoro.

Oltre al dolore che si prova per queste tragedie che segnano non solo le famiglie delle vittime ma l’intera comunità cittadina un sindaco deve anche rispondere penalmente per valutazioni che certamente non possono essere ascritte alla sua responsabilità. 

Non dubitiamo del lavoro della magistratura, sia inquirente che giudicante, non lo abbiamo mai fatto e non lo faremo neanche in questa circostanza, così come rispettiamo profondamente il dolore e la voglia di giustizia dei parenti delle vittime ma sentiamo la necessità di richiamare con forza l’attenzione del legislatore sulla necessità di un intervento normativo decisivo e risoluto di modifica del Testo Unico degli Enti Locali. Se si continua così, come abbiamo più volte denunciato, perché già accade per i piccoli Comuni, non avremo più cittadini disposti ad assumere la carica di sindaco. 

Non chiediamo l’immunità o l’impunità, chiediamo solo di liberare i sindaci dal peso di responsabilità non proprie.  Non lo chiediamo per noi, lo chiediamo per l’Italia perché se liberiamo i sindaci, si liberano le energie delle loro comunità».