
CALUSO - Lo scorso 17 giugno i ragazzi del Martinetti di Caluso hanno avuto l’occasione unica di trascorrere una giornata a Cascina Caccia per parlare di lotta alle mafie e legalità. Bene confiscato nel 2008 alla famiglia 'ndranghetista di Domenico Belfiore, la Cascina è diventata un simbolo della lotta alle mafie nel Nord Italia. L’edificio è stato dedicato alla memoria di Bruno Caccia, Procuratore Capo di Torino, ucciso in un agguato mafioso il 26 giugno 1983, e di sua moglie Carla, e oggi viene gestito in maniera comunitaria dai ragazzi dell’associazione Libera contro le Mafie, che ne hanno fatto un luogo aperto all’accoglienza e all’educazione, ma soprattutto un simbolo di riscatto.
Una quarantina di ragazzi delle classi 1F, 2F e 3F dell’indirizzo Turistico dell’istituto Martinetti di Caluso, grazie ai finanziamenti ottenuti attraverso il Piano Scuola per l’Estate 2021, ha avuto l’opportunità di vivere una giornata in Cascina: all’ombra generosa di un ampio albero, tutti insieme, hanno appreso la storia del luogo e della lotta alle mafie in Piemonte, approfondendo in un dialogo aperto i temi della responsabilità, del contrasto all’illegalità, dell’impegno per la costruzione di un futuro migliore.
È straordinario pensare che un bene appartenente alla criminalità sia oggi centro vivo e propulsore di cultura, bellezza e speranza. La lotta all’illegalità si gioca anche sul campo dell’educazione giovanile: aprire ai ragazzi le porte dei beni confiscati e riqualificati nel nome della legalità, per dimostrare che lo Stato di Diritto vince sempre. (Savoia S.)








