
Come ogni anno l'istituto Martinetti di Caluso dedica parte della programmazione didattica ad attività interdisciplinari legate alla Giornata della Memoria, istituita ormai da molti anni in Italia e in Europa per ricordare la Shoah. Quest'anno, per commemorare la ricorrenza dell'apertura dei cancelli di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio del 1945, tutte le classi dell’Istituto sono state coinvolte in attività differenziate e mirate.
La prima iniziativa, il 24 gennaio, che coinvolge tutte le classi del biennio, vede l’incontro con Guido Foa, un testimone, benché indiretto, della Shoah. Guido Foa è il figlio del defunto Massimo, scampato all’Olocausto in tenera età grazie all’intervento della signora Clotilde Boggio (1896-1989), nominata Giusta fra le Nazioni dal Tribunale del Bene del Museo Yad Vashem di Gerusalemme. I nonni, Elena Recanati e Guido Foa, affrontarono invece la deportazione: di lui si persero le tracce, forse morì durante la marcia forzata per abbandonare Auschwitz, poco prima della liberazione del campo. Lei invece tornò, dopo circa otto mesi trascorsi in terribili condizioni tra Auschwitz, Bergen Belsen e Breuschweig. Di questo tragico periodo restano alcune lettere, da cui il nipote Guido parte per ricostruire la storia dei suoi nonni e di suo padre, che si inserisce nella grande Storia della Shoah e ne illumina aspetti poco conosciuti.
Il 27 gennaio un gruppo di alunni delle classi quinte presenta il video “Arte e Shoah”, frutto di un'attività interdisciplinare e laboratoriale svolta nei mesi di settembre-novembre. Il video affronta il tema dell'arte sotto i regimi totalitari attraverso l'opera di Aldo Carpi, noto pittore e scrittore deportato a Gusen, e di Roberto Terracini, scultore torinese, entrambi scampati alla Shoah. Il lavoro si fregia inoltre della prestigiosa collaborazione con il Museo Monumento al deportato di Carpi. L’incontro vede il contributo degli allievi del Laboratorio di Tecnica Vocale e Canto del Martinetti, coordinati e diretti dal prof. Giacomo Cornelio, che propongono canti della tradizione ebraica.
Il 4 febbraio gli alunni delle classi seconde e terze incontrano Lucio Levi, professore di Scienza Politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Torino, per parlare agli studenti delle Pietre d'inciampo, partendo dalla storia della sua famiglia, che si salvò grazie all’aiuto di un contadino eletto Giusto fra le Nazioni. Le pietre d’inciampo, della dimensione di un sanpietrino, sono inserite nel tessuto urbanistico come memoria diffusa per non dimenticare mai l’orrore nazista-fascista. «Inciampare» in queste pietre significa inciampare bruscamente nella storia. Le attività, a cui da sempre il Martinetti dà rilevanza didattica ed educativa, si propongono di fornire agli studenti un'adeguata preparazione lungo tutto il quinquennio in merito ad un argomento quantomai attuale e spesso poco conosciuto ed approfondito a livello storico e sociale.








