
BUROLO - Niente più schwa ed asterischi, per il primo cittadino sono «mortificanti e creano ancora più diversità». Si accende anche alle nostre latitudini il dibattito politico-linguistico tra chi propone di introdurre muovi segni fonetici per innovare e garantire la parità di genere e chi, invece, pur riconoscendo la motivazione del «restyling» letterario, si rifiuta di riaprire il dizionario e cambiare la lingua di Dante. Tra questi ultimi si è schierato anche il sindaco di Burolo, Franco Cominetto
Il borgomastro canavesano ha spiegato: «Generazioni e asterischi... Non è un amletico dilemma, ma è una banalissima analisi sulla classificazione che mi crea delle perplessità e indubbiamente non mi piace. Sono cresciuto con generazioni riconducibili al periodo storico in cui vivevano (sessantottini, colletti bianchi, paninari…). Sempre un riferimento con un modo di essere o un periodo diventato storia. Adesso le generazioni sono riconducibili a delle insignificanti lettere alfabetiche. Non faccio distinzioni tra alfabeto greco o italiano. Certo bisogna fare ricerche e approfondimenti e possiamo scoprire chi si cela dietro alla generazione alfa, piuttosto che quella zeta, ma già la classificazione mi suona tanto di magazzino di Amazon... Scusate, ma sono sempre più convinto che, se si trattano e classificano generazioni intere con simboli e lettere, non possiamo avere la pretesa di avere un rapporto tra uguali entità».
«Ultimamente mi arrivano mail e messaggi dove al posto della consueta ultima vocale, a/o, i/e, viene messo un asterisco – aggiunge Franco Cominetto - Premetto che non mi considero un asterisco. Sono il caro Franco e non il car* Franco. Siamo i gentilissime/i colleghe/i e non asterischi. Il voler inserire un asterisco per non definire il genere mi pare proprio una boutade. Se sono Franco e mi sento Franca mi fa piacere scegliere di leggere gentilissime, ma essere un asterisco è mortificante e crea ancora di più diversità, perché si crea una diversità fatta su misura (cit. un carissimo amico omosessuale). Nella speranza di non diventare un cancelletto # aspetto con trepidazione una generazione che rispecchi la normalità nella sua diversità!».








