CANAVESE - Allarme sul «piano cave» della Regione: «Amplieranno quelle di Alpette, Valchiusa e Traversella»

CANAVESE - Sta facendo molto discutere ed è diventato un caso politico il “piano cave” adottato dalla Regione Piemonte. In particolare il potenziale ampliamento dei siti di Alpette, Valchiusa e Traversella preoccupa ambientalisti e canavesani. A dar voce ai dubbi e incertezze ci hanno pensato due esponenti del Pd, Daniele Valle vice presidente del Consiglio regionale del Piemonte e il consigliere Alberto Avetta. «Raddoppieranno la cava di Alpette (in località Case Bisdonio), mentre amplieranno a dismisura quelle di diorite a Valchiusa (a Pian Campiglia) e a Traversella (località Las e Case Laj) – attaccano Valle e Avetta - se nessuno vi ha informato di questa eventualità e se questa ipotesi non vi piace, sappiate che la colpa è della Regione Piemonte. Infatti, la Giunta Cirio ha adottato il Piano Regionale per le attività estrattive, ovvero il cosiddetto Piano cave».

Si tratta di uno strumento importante - previsto dalla legge regionale 23 del 2016, che detta la disciplina delle attività estrattive - perché serve a stabilire dove si può scavare (cioè identifica bacini e poli estrattivi) e quanto di può scavare (in base ai fabbisogni di mercato). «Quella legge, voluta dall’allora Giunta Chiamparino, fu il frutto di un lavoro di mediazione tra i molteplici interessi che hanno a che fare con l’attività estrattiva, che non sono solo quelli delle imprese ma anche il paesaggio, l’ambiente, la salute, l’agricoltura, la tutela delle acque sotterranee come delle aree verdi protette – spiegano Daniele Valle e Alberto Avetta - Il “Piano cave” predisposto dalla Giunta Cirio, oggetto di confronto con le sole associazioni di categoria del settore estrattivo, tradisce lo spirito della legge regionale, limitandosi a dare il via libera alle imprese e trascurando tutto il resto. Un vero e proprio scempio ambientale e paesaggistico: nei prossimi dieci anni, infatti, si potranno estrarre 300 milioni di metri cubi di terreno, il triplo del decennio precedente». Si tratta di volumi esorbitanti secondo i due rappresentanti del centro sinistra.

«Alle critiche delle opposizioni si aggiungono poi le osservazioni contenute nelle 93 pagine della Valutazione ambientale strategica (Vas) dell’assessorato regionale all’Ambiente. Una Vas che di fatto boccia il Prae. Per quanto riguarda il territorio canavesano, per il polo estrattivo di Alpette-Pont Canavese (località Case Bisdonio), l’estensione sarà di 80mila metri quadri (quindi la cava raddoppierà); in Val Chiusella la cava di Pian Campiglia, a Valchiusa, vedrà aggiungersi oltre 88mila metri quadri agli attuali 13.800, mentre quella di Traversella (località Las e Case Laj) vedrà aggiungersi 18mila metri quadri agli attuali 4.400 – puntualizzano Valle e Avetta - eppure, proprio Alberto Cirio quando era parlamentare europeo si era detto favorevole al blocco della proliferazione delle cave. Cosa gli ha fatto cambiare idea? Cosa può giustificare questi numeri abnormi? Non abbiamo all’orizzonte straordinari investimenti in opere pubbliche e infrastrutture. L’edilizia è orientata al recupero e alle ristrutturazioni più che alla costruzione del nuovo. Cementificazione, dissesto idrogeologico, distruzione del paesaggio e dell’ambiente: è questo il futuro che ci attende».

Nei prossimi mesi il “Piano cave” sarà portato in Consiglio regionale per la discussione e l’approvazione definitiva. «C’è ancora tempo e modo per correggere gli errori commessi. La mobilitazione degli abitanti di Druento dimostra che è possibile: grazie a loro è prevalso il buon senso e il Consiglio regionale ha “stralciato” quella nuova cava. E' il momento di farsi sentire».