
Questa sera alle 21.30 al cinema Margherita di Cuorgnè, eccezionalmente di mercoledì vista la festa del Primo maggio, è in programma il film «Figlia Mia» per la rassegna Due Città al Cinema. Dopo il fortunato “Vergine Giurata” del 2015, la giovane regista Laura Bispuri si conferma con la sua seconda opera, sempre quella più difficile, di essere una cineasta capace di raccontare, con un occhio molto attento e delicato, atipiche storie di famiglia.
La narrazione è ambientata in Sardegna, dove due madri diametralmente opposte per carattere e approccio alla vita si contendono l'amore e l'attenzione della figlia Vittoria. Valeria Golino è Tina, la madre non naturale che vive in rapporto molto stretto con la piccola, dall'altra parte c'è, invece, Alba Rohrwacher nel ruolo di Angelica, donna fragile, istintiva e con una vita disorganizzata e senza certezze che al momento del parto della figlia non si è sentita pronta di diventare madre a tutti gli effetti. Venuto meno il patto segreto che le lega sin dalla nascita di Vittoria, le due donne si contendono l'amore della piccola Vittoria che ha solo dieci anni ma che capisce la situazione in cui vive e sarà protagonista di un'estate che la cambierà radicalmente.
“Figlia mia”, presentato all’ultimo festival di Berlino, dove ottiene la nomination all’Orso d’oro, è un film di emozioni, situazioni delicate e al tempo stesso affascinanti: nella prima parte conosciamo il rapporto tra Tina e Vittoria, mentre nella seconda quello tra la ragazza e Angelica. I dialoghi sono pochi ma incisivi e lasciano il segno, insieme ad una collocazione geografica, una Sardegna arida e spoglia, che simbolicamente rappresenta i rapporti tra le tre donne e la loro contesa...
In un’ora e mezza la regista ci porta dentro ad un’inconsueta storia di famiglia, tutta al femminile, mostrandoci in modo chiaro e poetico le fragilità e le paure di ogni singolo personaggio coinvolto. Equilibrate sono anche le emozioni e i sentimenti che vengono ben rappresentati ma non caricati di eccessiva drammaticità. Grazie ad una regia molto dinamica a stretto contatto con i personaggi, il film è un crescendo di coinvolgimento emotivo perché si vuole sempre più capire come questa contesa si concluderà, in un finale che è un bellissimo colpo di scena metaforico e cinematografico che sorprende e conclude una storia raccontata con il tocco giusto. (Santho Iorio)











