
Una commedia on the road, bizzarra, divertente e poetica. Così si può definire la prima opera di Andrea Magnani, "Easy. Un viaggio facile facile", che sarà proiettato questa sera al cinema Margherita di Cuorgné nell'ambito della rassegna "Due Città al Cinema". Inizio ore 21.30.
La storia del film è "facile facile" come il viaggio nel sottotitolo. Accolto con successo all'ultimo festival di Locarno, il racconto ha come protagonista Nicola Nocella, nei panni di Isidoro, detto Easy, un trentacinquenne in sovrappeso e depresso. Vive con la madre e passa il tempo davanti alla Playstation. Le sue giornate passano lente e sempre uguali fra psicofarmarci e meditazioni (più o meno convinte) intorno al suicidio. Le cose cambiano quando il fratello (Libero De Rienzo) gli chiede di riportare a casa lo sfortunato operaio Taras, morto sul lavoro, trasportando la sua bara fino in Ucraina. La missione non è in realtà nulla di difficile, sulla carta, ma Easy è Easy e un lungo viaggio attraverso i Carpazi può rilevarsi davvero insidioso. Soprattutto alla guida di un carro funebre!
Le cose che succedono sono varie e vanno viste. Perché se c'è una cosa non facile è proprio quello di riassumere le storie. Quelle della vita e quelle dei film. "Easy" oltre al "potere guaritore" del viaggio sembra dirci che vittoria e sconfitta non sono elementi definitivi anche quando sembrerebbe. E questa linea si ripercuote anche in questa landa sperduta dell'ex Unione Sovietica dove la gente si arrangia e, senza attendere che ritorni chi se ne è andato, continua a vivere una vita senza apparenti occasioni propizie. D'altro canto non si può dire certo propizio cercare di arricchirsi ad ogni costo come tenta di fare il fratello di Isidoro o la madre.
Lasciare andare la propria strada alla deriva e alla perdita non può che essere l'antidoto a qualsiasi mal di vivere. "Easy, un viaggio facile, facile" è un piacevole “road movie” (col morto) dal tocco dolce-amaro, che non presenta mai una caduta di stile. Il giovane regista affronta temi come il lutto, la morte, la depressione, il vuoto, l'isolamento, ma nulla di tutto questo ci arriva addosso travolgendoci; anzi ci accompagna fino a farci sorridere, anche quando, appena un istante dopo, tocca ammettere che quel sorriso non poteva che essere amaro, benché lì per lì non ci si è fatto tanto caso. (Santho Iorio)












