DUE CITTA' AL CINEMA - Questa sera «The Square», Palma d'Oro a Cannes e candidato all'Oscar
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Vincitore della Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, candidato all’Oscar 2018 per il miglior film in lingua straniera, “The Square” ha sorpreso pubblico e critica con un mix irresistibile di ironia e provocazione, analisi sociale e umorismo “scorretto”, soprattutto sul mondo dell’arte contemporanea, consacrando Ruben Östlund come uno dei più originali cineasti di oggi. Protagonista del film è Christian, un padre divorziato che ama passare il tempo con le sue figlie.  Curatore di un importante museo di arte contemporanea di Stoccolma, Christian è anche una di quelle persone che guidano l’auto elettrica e sostengono le cause umanitarie. Una mattina, andando a lavoro, il protagonista, soccorre una donna in pericolo e scopre di essere stato derubato del telefono e del portafoglio.

Al  museo intanto lui e la sua squadra lavorano alla realizzazione di una mostra  che prevede l’istallazione dell’opera “The Square”, un quadrato delimitato da un perimetro luminoso all’interno del quale tutti hanno uguali diritti e doveri, un “santuario di fiducia e altruismo”. Al tempo stesso, per l’evento, sta organizzando una campagna pubblicitaria notevole che però si spinge oltre i limiti.  Ma alla perdita del cellulare, Christian reagisce in modo scomposto, innescando una serie di eventi che precipitano la sua vita nel caos più completo. Si troverà in una serie di situazioni che mettono in discussione il suo atteggiamento, il suo senso civico, la sua capacità di interagire con il mondo che lo circonda.

Il regista svedese ci pone  davanti ad alcuni interrogativi: quanto è distante ciò che ognuno di noi  dice di essere da ciò che in realtà è? Le proprie convinzioni resistono alla prova dei fatti? Cosa si è disposti a fare per raggiungere i propri obiettivi e difendere ciò che è suo? I personaggi del film sono apparentemente normali, ma in realtà non hanno umanità: non hanno fiducia nel prossimo, sono egoisti, cinici, disposti a tutto per ottenere ciò che vogliono e insensibili.  Quindi il  mondo delineato da Östlund è agghiacciante. Tutti i personaggi danno il loro contributo, aggiungendo un po’ di cattiveria, ipocrisia, indifferenza, agendo  – o meno – in nome dell’individualismo.

Per riscattarsi sembra davvero troppo tardi. Il mondo di Christian è la realtà in cui noi tutti quotidianamente ci imbattiamo. È  proprio questa coesistenza di normalità e orrore – perfettamente rappresentata dal protagonista, uomo qualunque, padre amorevole, forse inadeguato e senza particolari doti, ma non volutamente cattivo, capace di accettare le critiche e farsi da parte, ma anche di  reagire in modo assurdo e sproporzionato se in difficoltà –  che rende il film inquietante e fa riflettere. Tutto  ci viene raccontato con leggerezza, sarcasmo, ironia: chi guarda è portato a confronto con la parte peggiore di sé senza quasi accorgersene, attraverso scene anche comiche ed esilaranti. Elementi volutamente antitetici, responsabili di un effetto estraniante che porta lo spettatore a chiedersi se sia il caso di ridere, o accigliarsi. E’ proprio questa tensione che ci induce alla riflessione.

Il dramma d’impianto comico, agendo tramite il meccanismo della risata aggira il conflitto e giunge direttamente all’obiettivo.  Östlund, sa bene che l’ironia è il mezzo migliore per far passare un messaggio perché è divertendosi che l’uomo impara. (Santho Iorio)