
STRAMBINO – Un canavesano da medaglia d’oro in cucina. Si tratta di Matteo Cignetti. Il 19enne cuoco, originario di Strambino, ha trascinato il team Italia alla vittoria dell’Olimpiade Young Chef 2022, che vedeva in gara ben 42 partecipanti provenienti da tutto il mondo. Grazie alla sua certosina preparazione e al suo straordinario talento, il giovane strambinese ha prima convinto la giuria e sbaragliato l’agguerrita concorrenza portando l’Italia alla sua prima «Gran Final» in otto edizioni delle Olympiad Young Chef e poi si è superato nell’atto finale conquistando, in «Dad», il gradino più alto del podio della prestigiosa manifestazione.
«Mi sono preparato all’Olimpiade di Giovani Chef, innanzitutto, leggendo bene il bando di partecipazione, che con le sue 18 pagine era piuttosto corposo e dettagliato – spiega Matteo Cignetti, che studia all’École Hôtelière de la Vallée d'Aoste di Chatillon e che nel 2021 ha già conquistato il trofeo di miglior allievo degli istituti alberghieri italiani indetto dalla Federazione Italiana Cuochi – La gara non è stata semplice, perché a causa della pandemia si è svolta on-line e quindi, oltre alla preparazione dei piatti, ci siamo occupati anche delle inquadrature e degli aspetti tecnici del collegamento per la giuria collegata a distanza. In più c’erano due giudici italiani in presenza che non hanno dato voti ma espresso un loro parere ad hoc. Tutti i piatti, inoltre, sono stati pensati nell’ottica della riduzione dello spreco alimentare, favorendo l’utilizzo di tutte le parti di ogni ingrediente.Sul rapporto tra industria culinaria e sostenibilità ambientale ho scritto anche un “paper” di 5mila parole, che è stato importante per il premio finale».
Nella fase preliminare Matteo ha conquistato tutti con una sublime pasta ripiena vegetariana e un crème Caramel e salsa di mele. Il Granny’s Roast Chicken e il Choco&Citrus (Tartelletta di frolla con burro autoprodotto, crema di albedo, marmellata di arancia e limone, confettura di albicocche, namelaka al cioccolato. A completare zeste di limone sciroppate, gelatina d’arancia e thuile a forma di foglia) della finalissima gli hanno messo la medaglia d’oro olimpica al collo. «L’aspetto “vegetariano” della cucina mi affascina molto – commenta il giovane chef canavesano – Non a caso la pasta ripiena vegetariana, preparata nella fase di selezioni, è uno dei miei piatti preferiti. Ritengo si possa puntare molto sul “vegetariano” per uno sviluppo ancora più sostenibile del nostro mondo. Mentre per la forma dei ravioli mi sono ispirato a quelli dello chef Michelangelo Mammoliti, presso il quale ho fatto uno stage questa estate. La filosofia della sua cucina, come quella del Gardenia dove ho lavorato, mettono proprio al centro il vegetale».
La vittoria all’Olympiad Young chef è stata una grande emozione da dividere con una squadra affiatata: «Dei concorsi mi piace soprattutto lo scambio che si crea con gli altri concorrenti, sia prima che dopo la gara. Qui, è stato molto diverso. Si doveva parlare e raccontare cosa si stava facendo per coinvolgere i giudici collegati via internet. E’ stato come prendere parte a una specie di show-cooking. Tuttavia, l’adrenalina durante la gara è salita lo stesse. E’ stato molto più lungo, quasi due ore e mezza e bisognava mantenere alta la concentrazione e allo stesso tempo darsi da fare per rispettare i tempi di tutti i passaggi necessari. E’ stato emozionante. Un grazie va sicuramente alla mia famiglia, ai miei genitori e a mia sorella, che mi ha seguito in questa avventura da Parigi. Mi hanno supportato e sopportato specie nell’ultimo mese – aggiunge Matteo – Un ringraziamento speciale va poi al mio mentore Gianluca Masullo, alla professoressa di inglese, Chantal Morosso, che mi hanno seguito durante la manifestazione e ai miei compagni Aurora e Lorenzo, con cui abbiamo fatto le prove prima del Gran Final, curando gli aspetti estetici dei piatti».
Il 19enne guarda già al futuro, con un occhio ai sogni custoditi nel cassetto: «Finita la scuola, mi piacerebbe girare il mondo, attraverso il mio lavoro, per conoscere da vicino tutta una serie di cucine che penso possano essere importanti per completare la mia formazione. E poi chissà, magari tornare in Italia e aprire un mio ristorante».












