SAN GIORGIO - La «piattella» del Canavese vola in orbita con l'astronauta Samantha Cristoforetti
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La «piattella canavesana» di Cortereggio (San Giorgio Canavese) vola nello spazio. Farà parte del menù dell'astronauta italiana Samantha Cristoforetti, la prima donna del bel paese che dal 23 novembre abiterà per sei mesi sulla «ISS», la Stazione Spaziale Internazionale. Merito del progetto di Slow Food (presentato al recente salone del gusto di Torino) promosso dallo Space Food Lab di Argotec, l’azienda ingegneristica torinese. 
 
E' stata proprio Samantha Cristoforetti, in collegamento video da Mosca al Salone del gusto, a presentare il nuovo menù studiato con lo chef Stefano Polato. «Ho scelto cibi che mi aiutano a stare bene e che possono mandare dallo spazio un messaggio di consapevolezza secondo i principi Slow Food». Cinquanta i prodotti che partiranno con l'astronauta che la Cristoforetti andrà a condividere con gli altri membri della stazione spaziale. Tra questi c'è proprio la piattella canavesana di Cortereggio che andrà a far parte della prima zuppa di legumi dello spazio (insieme alla lenticchia di Ustica, la fava di carpino e il cece nero della Murgia). 
 
«La piattella se la ricordano bene gli anziani di Cortereggio - spiegano dalla fondazione Slow Food - il piccolo borgo del Canavese fondato dai Romani vicino al torrente Orco: nei terreni profondi e ricchi di acqua questi fagioli bianchi, reniformi e piuttosto piatti crescono meglio che altrove e, grazie alla bassa concentrazione di calcio nel terreno, sviluppano una buccia molto sottile». La pianta rampicante sviluppa i caratteristici fiori bianchi e produce baccelli, anch'essi schiacciati, che diventano gialli al momento della maturazione: da luglio fino a settembre. Tradizionalmente si seminavano insieme al mais, così il fagiolo poteva avvitarsi attorno al fusto robusto della meliga, che fa la parte quindi del tutore. Alla raccolta si passava pazientemente tra i filari di mais cogliendo i baccelli a mano uno per uno.
 
La coltivazione della piattella era diffusa ancora fino agli anni '80, conosciuta anche come piattella di San Giorgio Canavese, il comune capoluogo, ma era nota in tutto il canavese come fasol at Cutres, fagiolo di Cortereggio appunto. Come per molti altri legumi la sua coltivazione è stata progressivamente abbandonata, data la difficoltà della coltivazione nel mais e della raccolta, solo pochi abitanti hanno continuato a seminarla per autoconsumo, continuando a riprodurre il seme in famiglia e conservandolo fino ad oggi, in quantità minime, salvandolo così dall'estinzione. 
 
Ma la fortuna della piattella si lega soprattutto ad un agricoltore di Cortereggio, Mario Boggio, che decide già nel 1981 di consegnare alla banca del germoplasma dell'Università di Torino pochi chilogrammi di fagioli per conservarne la semente. Oggi intorno al lungimirante Mario si è costituito un Comitato per la tutela della piattella canavesana di Cortereggio, formato da chi si è impegnato a seminare nuovamente il fagiolo, dagli abitanti del piccolo borgo e da amici e simpatizzanti che vogliono contribuire a riportare sul mercato questo fagiolo.