
Guardiani del Paradiso, è questo il titolo dell'articolo di Federico Geremei con fotografie di Luca Verducci, pubblicato nell'edizione di gennaio del noto mensile National Geographic. L'autore del testo e il fotografo sono stati ospiti dell'Ente Parco la scorsa estate e hanno accompagnato alcuni guardaparco in servizio al confine tra la Valsavarenche e il versante piemontese dell'area protetta più antica d'Italia.
Il Parco nazionale del Gran Paradiso possiede, dal 1947, un proprio corpo di guardie che vigila e controlla il territorio dell'area protetta. A differenza quindi dei più recenti parchi nazionali, nei quali la sorveglianza è affidata, dalla Legge quadro, al Corpo forestale dello Stato, il Parco del Gran Paradiso mantiene il proprio corpo di guardie storiche, continuando una tradizione e un'esperienza ormai consolidata nel tempo.
È soprattutto grazie ai guardaparco che lo stambecco si è salvato dall'estinzione e oggi è presente nell'area protetta con quasi 4000 esemplari. Le guardie, 50 in tutto (nel 2016), hanno una profonda conoscenza del territorio, degli animali e dell'ambiente del parco, e svolgono un servizio che è veramente unico nel suo genere, vigilando il territorio dall'alba al tramonto.
E questo è reso possibile dalla presenza capillare di una quarantina di "casotti" dei guardaparco. Utilizzati da maggio a ottobre, costituiscono appoggi logistici indispensabili per il controllo, il monitoraggio e la ricerca scientifica, in un parco caratterizzato da notevoli dislivelli fra i fondovalle e le vette. Completano la rete di strutture di servizio i Centri studi della fauna alpina, gli alloggi dei guardaparco e le foresterie di studio in tutte le valli.








