
MERCENASCO - Sabato 30 ottobre, con una serata pubblica organizzata dalla biblioteca comunale «Luisa Mosso», dall’amministrazione comunale e in collaborazione con «Canavese aneddoti e misteri», Mercenasco ha reso omaggio a Chester Maurice Lee, «il canavesano che ci portò sulla luna». Nel corso della serata è stato proiettato in anteprima il cortometraggio realizzato da Roberto Gillone su soggetto di Fabrizio Dassano e sceneggiatura di Paola Scibilia (nel video).
Fu Piero Angela a rivelare agli Italiani che il capo missione dell'Apollo 11 era figlio di immigrati di Mercenasco. Negli Usa il cognome divenne Lee e i suoi genitori Giuseppe Pasquale Lea e Maria Catterina Fiorina, erano emigrati ragazzini con entrambe le famiglie. Giunsero a Ellis Island nel dicembre 1895 e raggiunsero la città carbonifera di New Derry in Pennsylvania. Si sposarono nel 1908 e si spostarono a Latrobe dove aprirono uno spaccio per minatori. Ebbero due figli e Chester nacque il 6 aprile 1919. In casa era chiamato “Chet” che la canavesizzazione della voce piemontese “Cit” (Piccolo, bambino). Si diplomò alla Latrobe High School dove fu rappresentante degli studenti, sportivo e membro della banda musicale della scuola. Nel 1936 venne ammesso all’accademia navale degli Stati Uniti. Dopo una lunga carriera in marina il ritorno neglio States.
Nel 1957 i Sovietici misero in orbita con successo Sputnik 1 e iniziò la gara Usa-Urss, scioccando gli americani che istituirono la Nasa (agenzia nazionale dell'aeronautica e dello spazio). Chet era impegnato nella guerra elettronica in Vietnam quando la sua nave entrò a far parte del programma spaziale diventando stazione di recupero del progetto Mercury. Ma il 12 aprile 1961 Yuri Gagarin, il primo essere umano a viaggiare nello spazio a bordo della navicella Vostok 1 diede un altro duro colpo al prestigio americano: il mese successivo il presidente Kennedy dettò la nuova linea americana per lo spazio: non c’era il tempo di rimandare la conquista della Luna. Chester dopo 24 anni di servizio in marina rassegnò le dimissioni per trasferirsi al Pentagono col grado di capitano al servizio del Segretario della difesa Robert Macnamara, ma ricercato dalla Nasa, vi entrò nel 1966 per restare profondamente coinvolto nei suoi programmi.
Nei 23 anni che trascorse alla Nasa, ebbe via via ruoli sempre più importanti: dal radar passò alla gestione delle pressurizzazioni delle navicelle del programma Apollo e tra i vari esperimenti e missioni visse autentiche tragedie: il 27 gennaio 1967, era al fortino di Cape Canaveral durante il conto alla rovescia simulato per l'Apollo 1, quando scoppiò un incendio a bordo, Chet stava monitorando le attività in cabina e ascoltando tutto tramite le cuffie mentre i tre astronauti perivano tra le fiamme. Diventò responsabile di missione lunare dall’Apollo 11 all’Apollo 17, sotto la direzione generale di un altro figlio di immigrati italiani della Basilicata: Rocco Anthony Petrone. Chet collaborava ad ogni aspetto della corsa nello spazio con grande entusiasmo. Si interessò all’elettronica di controllo del Lem: il modulo che doveva svolgere la funzione di ascensore degli astronauti sul suolo lunare e costruì un modellino in carta velina. Il successo con l’Apollo 11 arrivò il 16 luglio 1969: dopo 4 giorni dal decollo scesero i primi uomini sulla luna, gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin.
Un altro periodo critico vissuto da Chet e da tutto lo staff della Nasa fu durante la missione Apollo 13 decollata l’11 aprile 1970 dal Kennedy Space Center. Doveva essere la terza missione a sbarcare sulla Luna, ma diventò celebre per il guasto che impedì l’allunaggio e rese difficoltoso il rientro sulla terra. Il nostro Chet era responsabile della pressurizzazione dei moduli occupati dagli astronauti, cosa che riuscì a gestire malgrado l’esplosione del serbatoio di ossigeno liquido che pregiudicò la produzione di energia elettrica. Il 7 dicembre 1972 da Cape Canaveral, avvenne il lancio del razzo Saturn V che portava la missione Apollo 17: undicesima e ultima missione con equipaggio umano a superare l’orbita terrestre bassa del programma spaziale Apollo della Nasa: a bordo i tre astronauti Eugene Cernan, Ron Evans e Harrison Schmitt che rimane l’ultimo uomo ad aver messo piede sul suolo lunare, mentre Cernan l’ultimo ad averne lasciato la superficie. Proprio lui nelle sue memorie ricordava con grande affetto Chet Lee che aveva trascorso molto tempo con gli astronauti nei simulatori di volo e con loro camminava sui campi di lava delle Hawaii, usati come campi di addestramento per le escursioni lunari. Allenamento per capire – dalla Terra – come si sarebbero trovati gli astronauti sulla Luna, condividendo le loro medesime esperienze pratiche.
Nel 1988 all’età di 69 anni, Chet lasciò la Nasa ma non andò mai in pensione: fondò con la medesima passione la Spacehab, società di componentistica elettronica che lavorava per la Nasa. Durante un’operazione a cuore aperto il 23 febbraio 2000 qualcosa va storto e Chet muore in un ospedale di Washington quando stava per cpompiere 81 anni. La figlia Virginia gli ha dedicato un memoriale e la sua vecchia scuola di Latrobe una mostra permanente per il suo allievo più illustre. Il capitano Chester Maurice Lee, funzionario del governo americano ebbe molteplici onorificenze dal governo e fu commemorato in un discorso al Congresso. La sua tomba è al cimitero nazionale di Arlington dove riposa insieme alla moglie. Uomo appassionato e devoto al lavoro, diede il suo importante contributo alla storia dell’astronautica, ma non dimenticò mai le sue origini e il paese di Mercenasco: da giovane vi era tornato con i genitori nel 1921, nel 1923 e nel 1926. Continuò a tornarci anche in età matura: l’ultima volta nel 1997 con la moglie.








