
MAPPANO - Scrittori canavesani di talento alla ribalta. In questo torrido inizio di luglio, «perdersi» tra le pagine di «Le principesse non dicono le parolacce» è una buona idea: l’ultimo romanzo dell’autrice mappanese, Emma Russo, racconta una storia d’amore moderna ed è una boccata d’aria fresca come dimostra la partecipata presentazione del libro avvenuta pochi giorni proprio nella sua Mappano.
Da dove arriva e come è cresciuta la tua passione per la scrittura? «Non so da dove arrivi, credo fosse insita in me – racconta Emma Russo - Fin da piccola mi piaceva moltissimo scrivere; come tutte le ragazzine tenevo il mio diario, sul quale mi piaceva scrivere poesie, inventare storie. Poi, non so, credo sia arrivato il giorno in cui ho capito veramente che il mio sogno era quello di scrivere un libro e così, un po’ per gioco, ho iniziato. Ho sentito che il sogno si è avverato davvero quando ho tenuto il mio primo libro in mano per la prima volta».
A chi ti ispiri come scrittrice? «Non ho un vero e proprio modello – aggiunge l’autrice - Mi piace moltissimo leggere sia storie leggere che libri che trattano argomenti importanti. Adoro Hosseini e le sue storie sull’ Afghanistan, mi piace leggere libri sull’Olocausto, ma anche molti autori italiani come Marone, Bianchini, Premoli o Moccia». Quale qualità deve avere uno scrittore oggi? «Io credo che debba essere in grado di tenere alta l’attenzione del lettore per tutto il libro e soprattutto deve saper regalare emozioni. Ovviamente sono appassionata di storie d’amore, ma come ho detto leggo moltissimi generi di libri».
«Le principesse non dicono le parolacce» è una storia d’amore che strappa sorrisi e regala emozioni. Come è nata l’idea del libro? «Mi piaceva l’idea di raccontare una storia un po’ ingarbugliata, che regalasse sorrisi ma lasciasse un messaggio di speranza – spiega Emma Russo - È stato divertente raccontare la storia di una donna con un disturbo maniaco compulsivo e provare a descrivere le sue manie accentuandole un po’».
Chi è Emma Russo? «Emma Russo è una donna come le altre, una mamma che corre tutto il giorno per riuscire a incastrare gli impegni, che ogni tanto perde qualche pezzo per strada e si sente incapace. È un’insegnante di scuola dell’infanzia che ama moltissimo il proprio lavoro ed è una grandissima sognatrice, che vorrebbe che la giornata fosse fatta di molte ore in più per riuscire a vivere tutte le emozioni che vorrebbe». Quanto c’è di te in Serena, la protagonista del romanzo? «Ci sono l’ironia, la leggerezza anche nei momenti bui e l’organizzazione mentale. Sono molto schematica (forse troppo), proprio come Serena».
«Le principesse non dicono le parolacce» non è la tua prima “fatica letteraria”. Hai esordito con un romanzo con la prefazione di Federico Moccia, giusto? «Esatto! Il mio primo romanzo, “E poi… Improvvisamente tu” racconta la storia di una giovane donna, Alice, che un mese esatto prima del matrimonio, incontra Kevin, un attore regista che mette completamente in discussione la sua vita e la stravolge. Lei si trova imprigionata tra cuore e ragione, nella rete di un destino che ha mischiato le carte al posto suo. Moccia l’ho incontrato alla presentazione di un suo libro al Circolo dei Lettori a Torino e poi successivamente ho iniziato a scrivere sul suo blog. Quando ho scritto il primo libro gli ho chiesto di leggerlo e si è offerto di scriverne la prefazione».
Progetti e iniziative future, cosa sogna ad occhi aperti la scrittrice Emma Russo? «Emma sogna di continuare a scrivere e di riuscire a migliorare sempre di più. Grandi progetti non ne faccio mai, la vita è sempre troppo imprevedibile. Ho in testa un paio di idee che vorrei sviluppare, ma non mi do delle scadenze. La mia famiglia resta la mia priorità, poi tutto quello che, ogni giorno, la vita mi regala, lo accolgo con gratitudine. Ma se devo proprio esprimere un desiderio, sarebbe quello di partecipare come ospite al Libro Possibile a Polignano a Mare. Lo so che non è un sogno così impossibile, ma per me sarebbe moltissimo visto che tutto è iniziato proprio da lì».
C’è un consiglio che ti senti di dare ai giovani che “da grandi” vogliono diventare scrittori? «Non so se sono la persona giusta per dare questo tipo di consigli, credo di avere io per prima, tantissime cose ancora da scoprire – conclude la scrittrice mappanese - Ma penso che ognuno abbia il diritto di provare a seguire i propri sogni, senza paura di essere giudicato o di sbagliare. Bisogna impegnarsi al massimo, documentarsi, mettersi in discussione e scrivere “di cuore”, ma restare sempre con i piedi ben piantati per terra nel caso ci si rendesse conto che non è la strada o il sogno giusto».














