Tre canavesani sul tetto d’Europa. Dalle terre di Arduino ai 5642 metri del monte Elbrus. Impresa riuscita per Simone Costa, Marco Varda e Luca Tenan, giunti sulla cima del monte Elbrus, nel Caucaso settentrionale, all’interno del territorio della Federazione Russa, Repubblica Autonoma del Cabardino-Balcaria. La spedizione è stata interamente auto-organizzata sotto ogni aspetto: dalle pratiche per i visti fino all’ascesa finale. «Sfruttando il periodo tra il 25 aprile ed il 1 maggio 2018, abbiamo raggiunto la località sciistica di Azau (2300 metri) nella valle di Baksan tramite due voli aerei e tre ore di taxi – raccontano i ragazzi - durante la prima serata trascorsa in hotel abbiamo sperimentato l’ospitalità caucasica: un rito di amicizia a base di vodka, dal quale per fortuna siamo usciti in maniera abbastanza brillante».
Nessuno parla inglese (in particolar modo ristoratori ed albergatori) e tutte le scritte sono in cirillico, «ma le persone sono davvero cordiali ed in qualche modo riusciamo ad intenderci, nonostante le barriere linguistiche». Il giorno dopo, 22 aprile, sfruttando gli impianti di risalita i tre trasferiscono parte dell’equipaggiamento al campo base, un bivacco a 3750 metri dotato di camerate riscaldate e cucina in comune. Già solo i bagagli sono «notevoli»: due zaini a testa (uno dietro ed uno davanti ), sacco a pelo e un borsone porta scarponi. «Scaricato il materiale cominciamo l’acclimatamento, salendo fino ai bivacchi più alti a 4200 metri, per poi tornare in hotel. Il 23 aprile da Azau risaliamo a piedi fino al campo base; il 24 aprile, sotto un forte vento, dal campo base raggiungiamo le Pashtukov Rocks a 4700 metri».
Dopo una giornata di riposo al campo base , il 26 aprile i tre raggiungono la cima ovest dell’Elbrus, a quota 5642 metri, in una giornata perfetta dal punto di vista meteorologico, con cielo sereno, assenza di vento ed una temperatura in vetta tra i meni 15 ed i meno 20 gradi. «In cima, in guisa di saluto al nostro Canavese, portiamo una maglietta dei nostri amici Giulia’s Mother, duo musicale di Rivarolo, a testimonianza del nostro amore per la musica, ed un foulard della Cialma, poiché è a punta Cia che abbiamo svolto una buona parte del nostro allenamento durante l’inverno precedente, con tanto di video-ricordo».
Un’amicizia solida, una grande passione per la montagna e tanto allenamento: sono solo alcuni degli ingredienti che hanno permesso ai tre canavesani di portare a termine l’impresa. «Siamo stati fortunati: dei quattro fattori decisivi per la riuscita della spedizione (allenamento, attrezzatura, acclimatamento e tempo meteorologico), l’unico che esulava totalmente dal nostro controllo, cioè il tempo meteorologico , è stato favorevole, consentendoci di raggiungere la cima al primo tentativo». Il 27 aprile, dopo aver cucinato e consumato le ultime bustine di cibi pronti al campo base, i tre fanno ritorno a valle: «Dopo una notte passata nel paese di Terskol, salutiamo la valle di Baksan per trasferirci nella località termale di Zeleznovodsk, nella regione di Stavropol. Tre giorni dopo siamo rientrati in Italia». Stanchi ma felici.
IMPRESA - Dal Canavese al tetto d'Europa: un'emozione infinita sulla cima del monte Elbrus - FOTO
La spedizione è stata interamente auto-organizzata sotto ogni aspetto: dalle pratiche per i visti fino all'ascesa finale. Impresa riuscita per Simone Costa, Marco Varda e Luca Tenan, giunti sulla cima del monte Elbrus, nel Caucaso
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