
BOSCONERO - Da Bosconero, o «Blackwood» come la chiama simpaticamente lui dandole una originale connotazione internazionale, ai Giochi Olimpici 2020 di Tokyo. Si tratta di Marco Airale, preparato allenatore e fisioterapista che in Giappone al fianco di Rana Reider segue un formidabile team di 11 atleti di 9 nazionalità diverse, alcuni dei quali candidati a salire sul podio nelle rispettive gare. Quella del 30enne canavesano, che oggi è entrato per la prima volta nel villaggio olimpico, è un’avventura, anzi una corsa iniziata da lontano. E’ un sogno realizzato per Marco Airale, che ha mosso i primi passi nel mondo dell'atletica da giovanissimo: prima nella Polisportiva bosconerese e poi completando tutta la trafila nelle giovanili dell’Atletica Canavesana. Dopo il diploma al Liceo Scientifico Aldo Moro di Rivarolo, il primo bivio della sua vita con la passione viscerale ed estrema per lo sport che lo porta a scegliere Fisioterapia e non Ingegneria. La laurea all'Università degli Studi del Piemonte Orientale e il Master in Tecniche Osteopatiche conseguito in Spagna (Universidad Ponteficia de Salamanca) sono i passi successivi di un percorso formativo e scolastico da medaglia d’oro.
«Durante il periodo di Erasmus, sono stato a Tenerife come student-atleta presso il Centro Insular Athletismo sotto la guida del rinominato coach spagnolo Héctor González Galván. Lì ho maturato questa mia idea “internazionale” dell’atletica. E’ stata un’esperienza importante, che mi ha cambiato gli orizzonti – spiega Airale – Dopo la laurea ho lavorato come fisioterapista nella Juventus FC per tre stagioni sportive, ma non ho mai abbandonato l'atletica. Quello di andare alle Olimpiadi, prima immaginandomi atleta e poi fisioterapista della Nazionali Italiana, è sempre stato un mio sogno nel cassetto».
Adesso, grazie alle sue competenze e professionalità, è diventato realtà. Ma per atterrare a Tokyo è servito un super salto triplo, come quelli che piazzava da giovane e talentuoso atleta. «Ho svolto il ruolo di Head Coach presso Eracle Academy, il centro di sviluppo della prestazione per l'atletica leggera di Chivasso, dove abbiamo ottenuto ottimi risultati (come allenatore i suoi atleti hanno conseguito 18 medaglie nei vari campionati italiani giovanili ed assoluti, 7 titoli di Campione d’Italia in molteplici discipline e convocazioni in nazionale) – aggiunge Marco – Ho collaborato con la Fidal Piemonte e nel 2018, tramite Linkedin, mi è arrivata a novembre una proposta di lavoro da Randy Huntington il coach dell’ex primatista mondiale di salto in lungo Mike Powell. Non ci potevo credere: di Powell avevo il poster in camera. Così sono sbarcato in Cina, dove per tutta la stagione 2019 ho seguito da fisioterapista e da assistente allenatore la Nazionale cinese».
Da quel momento Marco Airale non si è più fermato, arrivando a collaborare con un altro mostro sacro della velocità come Rana Reider, che ha portato il bosconerese con lui negli States. «Ci siamo incontrati dopo i campionati del mondo di atletica di Doha 2019 – commenta Marco – Da due stagioni lavoro con lui come assistant coach seguendo un gruppo nutrito di atleti professionisti in diverse discipline. Sono complessivamente 11 quelli di cui ci occupiamo da vicino in queste Olimpiadi. Alcuni sono già medaglisti come Trayvon Bromell, che ha vinto i 100 metri ai Trial Usa con il tempo di 9.80, o come Andre De Grasse, che ai mondiali di Pechino 2015 ha vinto il bronzo pari merito proprio con Bromell. Da altri ci aspettiamo ottimi risultati come nel caso di Britany Anderson, Blessing Okagbare e Divine Oduduru».
Il fisioterapista e allenatore bosconerese è pronto ad assaporare lo spirito olimpico della manifestazione: «Iniziamo il 30 luglio – specifica Marco Airale – Non vedo l’ora. E’ un sogno che si realizza. Mi torna in mente cosa mi disse un conosciuto e stimato allenatore a Ivrea durante una gara. Gli chiesi un parere sul mio salto e lui mi disse: “Marco, purtroppo non c’è niente di sbagliato: sono sicuro che sarai un bravissimo allenatore, fidati di me”. Quelle sue parole sono state profetiche. Allenare mi sta dando veramente tantissime soddisfazioni. Sono andato all’estero per raggiungere i miei obiettivi, perché da noi l’atletica è meno sponsorizzata del calcio per esempio. Ed è molto legata ai gruppi militari. Ma non demordo. Voglio tornare in Italia, che amo tanto quanto adoro il Canavese e la mia Bosconero, e creare un mio gruppo di allenamento con atleti sia italiani che stranieri. E’ la mia nuova sfida. Si va negli Usa perché ci sono i migliori coach, ma in Europa, come confermano le location dei meeting più importanti, ci sono grandi potenzialità per il nostro mondo».











